"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

sabato 16 dicembre 2017

Primo Premio alla Scuola dell'Infanzia di Avasinis nel concorso "Glemone îr, vuei, doman”

La scuola dell’infanzia di Avasinis si aggiudica il primo premio al concorso “Glemone, îr, vuei, doman” 2017


La scuola dell'infanzia di Avasinis è stata giudicata la vincitrice della terza sezione dell’ambito concorso per l’assegnazione del premio letterario a tema libero in lingua friulana “Glemone, îr, vuei, doman”, intitolato alla memoria di “Pre Pieri Londar” e giunto quest’anno alla XXI edizione. Il concorso, promosso dal Comune di Gemona, è patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dall’Ufficio Scolastico Regionale, dal Centro Interdipartimentale per lo sviluppo della lingua e della cultura del Friuli, da ARLeF - Agenzia Regionale per la Lingua Friulana e dalla Società Filologica Friulana. La consegna della pergamena e del premio, del valore di 300 Euro che potranno essere investiti in nuovi progetti, si è tenuta l’8 dicembre scorso nella Sala Consiliare di Palazzo Boton a Gemona, gremita per l’occasione. L’articolato progetto “îr, vuei, doman”, in lingua friulana e su supporto digitale, è stato coordinato dalle insegnanti Romina Copetti, Luisa Del Zotto, Francesca Giorgini, Claudia Zilli e Sonia Pensa che lo sintetizzano così: Parcè chel che àl è stât e o vin ricevût al puedi deventâ,  cul contribût individual di ducj, une vere risorse pal nestri vuei e pal doman di chei altris”, semplice ma esplicativa sintesi del percorso didattico intrapreso. Il terremoto, tema cardine di tutto il percorso e le conseguenza di un evento così drammatico, non necessariamente nella loro mera accezione negativa, sono state affrontate, sviluppate ed approfondite anche grazie al contributo di diverse Associazioni locali ed alle testimonianze di chi tale esperienza l'ha vissuta in prima persona diventando nuove consapevolezze. La terra si liquefà, le case e con loro le nostre certezze, crollano ma tutto può essere ricostruito con l’aiuto e la solidarietà di tante persone proprio come è accaduto qui in Friuli 41 anni fa. 
Non sono tardate le congratulazioni del Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo di Trasaghis, Nevio Bonutti e dell’Amministrazione Comunale  alle insegnanti per l’ottimo lavoro svolto.

La scuola dell’Infanzia di Avasinis aveva vinto lo scorso anno il concorso “Chino Ermacora” indetto dalla Filologica Friulana a Udine aggiudicandosi il primo premio. 


venerdì 15 dicembre 2017

Proteggere l'ululone per preservare il Leale (II)

Trasaghis, Legambiente chiede un piano per il torrente Leale

TRASAGHIS Anche il circolo Legambiente della pedemontana gemonese sostiene l'amministrazione comunale di Trasaghis nella richiesta alla Regione di poter realizzare un biotopo per tutelare il torrente Leale. La questione è stata infatti oggetto di un ordine del giorno approvato nel corso dell'ultima seduta di consiglio comunale.«Nel contesto locale per quanto riguarda il torrente Leale - dice Legambiente - il comitato a difesa del torrente ha svolto una puntuale analisi esaminando i vari aspetti progettuali e inviando alla Regione e all'amministrazione comunale le proprie osservazioni. Un grosso lavoro. A questo ha partecipato anche il nostro circolo: va dato atto che i suggerimenti sono stati sostanzialmente accolti dal Consiglio comunale». Il biotopo richiesto è volto a salvaguardare la presenza dell'ululone, una specie di rana protetta dalla direttive europee perché molto rara e che vive nel Leale dove un privato ha inoltrato la richiesta per la realizzazione di una centralina: «Legambiente regionale - dice il circolo gemonese - inoltre si è fatta promotrice presso l'amministrazione regionale di un'istanza volta ad impedire la costruzione di centraline in bacini con superficie inferiore ai dieci chilometri quadrati». (p.c.)

(Messaggero Veneto, 14 dicembre 2017)



giovedì 14 dicembre 2017

Domenica a Trasaghis, nel ricordo di Pier, un aiuto per i giovani pazienti del CRO di Aviano



A Trasaghis, domenica prossima, si rinnova l'appuntamento con l'iniziativa "Insieme per regalare un sorriso". In memoria di Pier, la sua mamma trasforma il suo compleanno nel compleanno di tutti i piccoli e grandi guerrieri del CRO di AVIANO. 

🍰🍰Quest’anno ci saranno tante sorprese e la 1ª edizione della GARA DI TORTE dell’AMORE!!🍰🍰



Per chi volesse aiutare in questo progetto basta semplicemente portare un dono in questa giornata per ragazzi e ragazze da 10 a 19 anni ( LEGO, bigiotteria,puzzle,giochi di società per PS4,makeup e altro….), COSE NUOVE E NON USATE

I doni verranno raccolti e portati ad Aviano dove i medici durante le terapie LI REGALANO a tutti i giovani pazienti.




                                             

mercoledì 13 dicembre 2017

Un libro per raccontare quel che successe dopo la resistenza del Monte Festa

Gli eroi senza vittoria di Facchin

di Fabiana Dallavalle

Eroismo, coraggio, lealtà. Un episodio che non ha trovato spazio nei libri di Storia, riemerge dal buio del tempo. Lo sfondo è quello delle montagne, i volti sono giovani, il ritmo è dettato da una storia vera di fughe nei boschi, fucilazioni sommarie, tattiche di sopravvivenza, disperati tentativi di conquista. La forma è quella del romanzo, che mescola volti di eroi, narrando le vicende accadute alla 63ª Divisione del Regio Esercito italiano e a un manipolo di uomini appena fuggiti dalla fortezza di monte Festa durante la ritirata di Caporetto. 

Emanuele Facchin firma per Gaspari editore Eroi senza vittoria. La battaglia di Pradis e se l'inizio del racconto è dedicato a Cadorna e alle sue false accuse di viltà ai soldati italiani, a suo dire colpevoli della disfatta di Caporetto, il resto del romanzo è un'appassionata dedica a quegli uomini che non ebbero paura di affrontare le avversità della Storia. Una guerra di giovani, ragazzi mandati al fronte a morire, a cui spesso sono gli stessi padri a chiedere di partire "per fare la propria parte", mentre le madri li accarezzano per l'ultima volta. Ragazzi guidati da non meno giovani ufficiali, consapevoli di condividere impossibili piani con altri uomini che non torneranno più a casa. E poi la fame, il freddo, la malattia. La paura e il dolore della perdita di compagni e amici. La follia delle esecuzioni di italiani per mano "amica", il dilemma di uomini chiamati a prendere decisioni contro l'innato senso di sopravvivenza, e la narrazione di un senso del dovere, un amor di patria che si fa fatica a ritrovare oggi. Infine il tratteggio di due figure a cui è affidata la voce dell'impresa: il giovane tenente Michelangelo Torretta e il capitano di complemento Riccardo Noël Winderling deciso a riunirsi all'esercito italiano assieme ai suoi uomini dopo la rocambolesca fuga dal forte. Quest'ultimo, persona realmente vissuta, medaglia d'argento al valor militare, non seguirà la propaganda fascista e si occuperà di educare giovani studenti senza possibilità economiche nelle due scuole da lui presiedute. Un uomo che per i suoi uomini "veniva secondo, dopo Gesù", che nel romanzo è dipinto come l'eroe vero, colui che è naturalmente orientato al bene, alla scelta giusta, alla protezione degli uomini che gli sono affidati. Resta al lettore un senso di pietà per quei giovani, immolati sull'altare della follia politica - militare, la consapevolezza di quanto sia stata profonda la cicatrice che si stagliava lunga e insanguinata sul dorso delle alpi Carniche.

(Messaggero Veneto, 12 dicembre 2017)

martedì 12 dicembre 2017

Venerdì a Bordano tutti in fila ... per salire sull'Arca

Interessante proposta quella prevista per venerdì 15 alle 16.30 a Bordano: un laboratorio di educazione alla lettura con largo spazio alla creatività.
L'attività, gratuita, rivolta a bambini e genitori, è promossa dal Comune di Bordano e dalla Biblioteca comunale, con la collaborazione di Damatrà onlus.


domenica 10 dicembre 2017

Suor Ancilla, per tanto tempo ad Avasinis, si è spenta a 106 anni

Morta a 106 anni la suora di “Bella ciao”

Madre Ancilla Shaurli è stata testimone della strage di Avasinis. Le condoglianze del sindaco. Domenica i funerali
FAEDIS. È scomparsa a 106 anni suor Ancilla Angelina Shaurli, originaria di Faedis, che nella sua lunga vita come religiosa è stata anche testimone della strage di Avasinis, durante la seconda guerra mondiale. Suor Ancilla è spirata serenamente, attorniata dall’affetto delle consorelle, le suore Rosarie di Udine.

La suora – che nelle giornate di sole amava cantare “Bella ciao” e altre canzoni partigiane – è ricordata come persona determinata, pronta nel fare quello che era necessario, in particolare per i bambini, accuditi nel corso della lunga esperienza. La religiosa era nata a Faedis il 27 settembre 1911 in una famiglia numerosa (aveva due sorelle e due fratelli).
(...)
Tra le esperienze di suor Ancilla vi è anche l’eccidio di Avasinis, che la vide testimone inerme e impotente. La strage costò la vita a 51 persone: il 2 maggio 1945 un reparto di Ss trucidò anche donne, anziani e bambini. In quel periodo suor Ancilla operava all’asilo parrocchiale del paese. Più tardi fu trasferita all’istituto Renati e infine, una ventina di anni fa, è stata accolta dalla congregazione delle suore Rosarie di Udine, dove è rimasta fino a quando è mancata.
---------------------- 
Se qualcuno di Avasinis ricorda ancora l'operato e la personalità della religiosa, può raccontarlo qui al Blog.


sabato 9 dicembre 2017

Peonis, un mazzo di fiori per i cent'anni di Dina

Cent’anni tra famiglia e lavoro, Peonis festeggia Dina Di Santolo


Domenica tutti a casa di Dina, a Peonis, per festeggiare con lei l'invidiabile traguardo dei suoi 100 anni. Maria Alessandrina Di Santolo, che a Peonis tutti chiamano "Dina", lunedì scorso ha superato il traguardo del secolo di vita. Originaria di Peonis, dove è nata il 4 dicembre 1917, figlia di Giobatta e Lucia Di Santolo e seconda di quattro fratelli, è vedova dal 1983. La sua vita è stata sempre tranquilla e, come tante donne dei nostri paesi, dedicata alla famiglia, al lavoro nei campi, alla stalla e agli stavoli in montagna.Dina, si è sposata a Peonis il 18 luglio 1943 con Livio Zuliani, muratore del posto. Dalla loro unione sono nati due figli: Antonio nel 1944 e Arciso nel 1950. Da qualche anno Dina vive assieme al secondogenito e alla nuora Antonietta. Il freddo di questi giorni non le ha consentito di partecipare alla santa messa a lei dedicata, per questo tutta la comunità di Peonis, assieme ai famigliari, al sindaco di Trasaghis, Augusto Picco, al parroco don Fausto Quai e a don Dino Pezzetta si ritroveranno domenica alle 11 a casa del figlio Arciso. Sarà questa l'occasione per stringersi attorno a Dina donandole un omaggio floreale. Per festeggiarla come merita. (p.c.)

(Messaggero Veneto, 8 dicembre 2017)

venerdì 8 dicembre 2017

Il nuovo assessore regionale siciliano al turismo è un "cjavacìn"

“Comandi, assessore”. Un tenente colonnello friulano al turismo in Sicilia


Il neo assessore al Turismo e allo Sport della Sicilia è un tenente colonnello dell’Esercito ed è friulano. Si chiama Sandro Pappalardo,50 anni, ed è nato a Tolmezzo, in provincia di Udine, ma è originario di Cavazzo Carnico. Figlio di un maresciallo degli Alpini di stanza alla ” Cantore”, che lasciò vedova a 39 anni la mamma di Pappalardo con quattro figli piccolissimi, ha vissuto i tremendi giorni dell’Orcolat e sfollò con la famiglia a Biancavilla, grosso centro ai piedi dell’Etna, luogo d’origine della famiglia materna. Ma in Friuli tornerà in divisa due volte, con destinazione la caserma Lesa di Orzano di Remanzacco e la base di Campoformido. Già, perché a 18 anni si arruola. ” 122esimo corso AUC a Milano, Cavalleria per cominciare. Ma sogno un futuro da pilota. E a 20 anni prendo il brevetto e inizia il giro tra Frosinone, Viterbo e Campoformido. E siccome mi piacevano le missioni ecco anche Libano e Afghanistan. Con puntata in Alabama per formare istruttori. Nel Libano nel 2010 sarò anche vice comandante di contingente”. Preferisce non andare a fondo sui ruoli operativi, comunque c’è importante traccia di una sua presenza alla Lesa di Orzano di Remanzacco prima del trasferimento a Viterbo. Dove è oggi capo del personale del Cale, il Centro dell’Aviazione Leggera dell’Esercito. Quasi 20 anni nel Lazio, dove ha famiglia. ” Mia moglie è siciliana, l’ho conosciuta in vacanza”. Si è appena messo in aspettativa dall’incarico e pure dal Cocer, il sindacato di cui è vice presidente. Ma Pappalardo ha il pallino della politica. ” Vero. Candidato Fratelli d’Italia alle Politiche 2012, alle Europee 2013 con 10.000 voti. Sempre in Sicilia dove sarò prima coordinatore e poi segretario regionale. La lista con Noi con Salvini e frutto del mio accordo con Angelo Attaguile”. Delega allo Sport e al Turismo. ” I turisti sarebbero l’oro dell’Isola, ma occorre recuperare anche il gap impianti sportivi con il Nord. C’è molto da lavorare”. Accordi con il Friuli in vista: ” Parliamone tra qualche giorno…”

(da: http://www.pippogaliponews.it/?p=28064)

giovedì 7 dicembre 2017

8 dicembre fra Trasaghis ed Alesso


Trasaghis si prepara a celebrare venerdì la tradizionale festa dell’Immacolata, ricorrenza molto sentita in paese, alla quale parteciperanno anche gli amici del comune austriaco di Griffen, gemellato con Trasaghis già dal 1978. 
Il programma prevede alle 10.30 la santa messa celebrata dal parroco di Trasaghis, don Fausto Quai, e da don Nello Marcuzzi, accompagnata dal Coro Filarmonico della Città di Udine e seguita dalla processione per le vie del paese con l’accompagnamento del complesso bandistico di Griffen.
Nel pomeriggio gli ospiti di Griffen saranno accompagnati ad una visita guidata a un prosciuttificio nella città di San Daniele.Alle 17.30 la festa si sposterà nella frazione di Alesso dove sarà possibile visitare, all’interno del centro servizi, un mercatino di oggetti natalizi allestito da volontari in collaborazione con la parrocchia di Alesso (le offerte saranno devolute al funzionamento dell'asilo di Minas Novas in Brasile e ad altre iniziative parrocchiali),  e, successivamente, in piazza 1° maggio con l’esibizione della banda di Griffen, seguita da una castagnata e dalla degustazione di ribolla per tutti gli intervenuti.

mercoledì 6 dicembre 2017

Alesso, venerdì torna il mercatino della solidarietà

Ad Alesso, nel Centro Servizi di via Libertà (vicino al Centro Studi) sarà aperto anche quest’anno un mercatino di dolci ed oggetti natalizi allestito da volontarie in collaborazione con la Parrocchia di Alesso; le offerte raccolte saranno interamente devolute in beneficenza, per emergenze locali e per aiutare i 400 bambini senza famiglia ospiti dell’Asilo di Minas Novas in Brasile, una struttura che si regge grazie all’impegno di una religiosa italiana, suor Annamaria Ortelli.

Il mercatino è aperto :
VENERDI' 8 DICEMBRE DALLE 9 alle 19

Gli organizzatori rinnovano l'invito ad  approfittare dell'occasione per acquistare dei doni di Natale originali e fatti a mano e, nello stesso tempo, aiutare persone che vivono in difficoltà.


L'iniziativa ha anche il patrocinio del Comune di Trasaghis che l'ha inserita nel programma delle manifestazioni della festività dell'Immacolata

martedì 5 dicembre 2017

Somplago, una centralina sotto la rupe di San Candido? Contrarietà ambientaliste

Gli ambientalisti non ci stanno battaglia in difesa di Somplago

L’ex sindaco Barazzutti: «Vogliono fare un impianto sotto la rupe di San Candido Dal 1976 quel sito è a rischio geologico. Non roviniamo l’insieme di cascate e ruscelli»

Verzegnis, dalla valle al lago (II)

I Comitati hanno diffusa una nota estremamente critica in merito all'incontro di sabato scorso a Verzegnis dedicato alla rilettura delle modifiche della vallata di Verzegnis dopo al costruzione della diga e la creazione del lago.
Viene criticata in particolar modo la posizione di a2a, che oggi gestisce la centrale di Somplago, dopo i tanti problemi legati alla SADE-Enel prima ed Edipower poi.
-------------
   60 anni di sfruttamento delle acque della Carnia
   E’ TEMPO DI COSTITUIRE LA SOCIETA’ ENERGETICA REGIONALE
   Sabato 2 dicembre si è svolto a Verzegnis un convegno  sul 60-esimo della costruzione della
diga che ha originato il bacino idroelettrico.  Promotori dell’evento i Comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Verzegnis e la Gestione Associata degli stessi 4 Comuni con la sponsorizzazione di a2a spa, Friuli Venezia Giulia Turismo, Consorzio BIM,  Crédit Agricole Friuladria,  Circolo Culturale “Pio Frezza” di Verzegnis.
     Le relazioni, comprese quelle tecniche, si sono rivelate di contorno ad un’esaltazione di quel dinosauro, parente di quello del Vajont, che è l’impianto idroelettrico del Tagliamento e dell’attuale suo gestore, la multiutility lombarda a2a, il cui relatore ha calato due affermazioni pesanti:
-la prima, che per il lago di Cavazzo – come se prima non fosse esistito in ottima salute  per secoli e millenni -  è vitale l’apporto dello scarico della centrale, che invece lo ha devastato con l’apporto di acqua gelida e fango;
- la seconda, che la centrale deve mantenere lo scarico nel lago, ciò che ha il sapore di un sottile preavviso di contrarietà al bypass del lago, di qualche accordo con il Consorzio di Bonifica Friulana  per utilizzarne le acque a scopo irriguo  a danno – ancora una volta - della montagna, di recupero del progetto di pompaggio.  Dicano che ne pensano in proposito i sindaci di Trasaghis e Cavazzo presenti in sala e la Regione assente.  La gente ha diritto di saperlo.
      Agli organizzatori, patrocinatori e relatori ricordiamo noi quanto loro hanno volutamente nascosto:
      l’ energia elettrica prodotta con lo sfruttamento idroelettrico delle acque della Carnia è stata portata lontano;
      i lauti profitti sono finiti nelle tasche degli azionisti: i Comuni di Milano 25%, Brescia 25%, altri investitori nazionali ed esteri (fonte il sito a2a), lasciando in loco le briciole dei sovracanoni e la carità interessata di qualche sponsorizzazione.
      Alla Carnia  invece sono rimaste solo le ricadute negative:
-  con  la fine dei lavori di costruzione degli impianti idroelettrici la fine anche del promesso miracolo dello sviluppo della Carnia, l’inizio della disoccupazione e conseguente emigrazione (Leonardo Zanier: Libars di scugni la!);
-   il dissesto idrogeologico  (rii e torrenti senz’acqua, sorgenti sparite, falde abbassate, sprofondamenti del terreno, prosciugamenti di rogge con conseguente chiusura di mulini e segherie,  impoverimento di acquedotti, circa 80 km di gallerie di convogliamento delle acque;
-   il Tagliamento, definito “re dei fiumi alpini” ridotto beffardamente a schiavo degli interessi idroelettrici, ad una pietraia deserta  o con un morente filo d’acqua per lunghi kilometri;
-   corsi d’acqua su cui il concessionario di derivazione idroelettrica ritiene di avere tanto potere da opporsi, anche in sede giudiziaria,  ad una captazione comunale per acquedotto;
-   livelli occupazionali estremamente ridotti nel settore in questi ultimi anni  ed inadeguata manutenzione delle opere di presa e dei sentieri di accesso alle stesse;
-   l’aspettativa di uno sviluppo turistico sul bacino di Verzegnis è andata delusa e compromesse le potenzialità del lago di Cavazzo.
-  il lago di Cavazzo ed il bacino di Verzegnis  per i quali la perizia del 11.01.2011 sul progetto di pompaggio stesa dall’ing. Garzon, incaricato dai Comuni di Trasaghis,  Bordano, Cavazzo Carnico, Verzegnis , dal Consorzio BIM e dalle Comunità Montane della Carnia e del Gemonese, munita dei relativi calcoli, così conclude a pagina 32, punto 5.3.3 “Tempo previsto per l’interrimento completo dei laghi”: considerando la situazione attuale con gli impianti esistenti, si avrà che:
* il Lago di Cavazzo presumibilmente tra 110 anni sarà riempito;
*il Lago di Verzegnis (Ambiesta), invece, si riempirà di sedimenti  in circa 140 anni.
  

 Una domanda s’impone a cospetto di questa realtà:
l’acquiescenza dei comuni organizzatori e del Consorzio BIM, enti pubblici che peraltro lamentano difficoltà nell’incasso di tributi da certi derivatori, verso un convegno rivelatosi un’esaltazione dell’impianto idroelettrico dinosauro del Tagliamento e dell’attuale gestore a2a,  in cui non una parola invece è stata detta sulle tante e gravi ricadute, è dovuta ad ingenuità, a perdita di memoria, ad offuscamento del ruolo istituzionale di difesa del proprio territorio e della sua gente o, forse, anche della dignità?
   Il che farebbe rivoltare nella tomba il socialista Vittorio Cella ed il democristiano Michele Gortani.  
   A rivoltarsi contro questo sfruttamento coloniale della risorsa acqua, che porta lontano i kw, i relativi profitti ed ora persino l’acqua del rubinetto di casa, dovrebbero essere i carnici, e non solo, pretendendo, tra l’altro, che il consiglio regionale, imparando dal Trentino, approvi subito la Proposta di Legge n. 193 “Costituzione della Società Energia Friuli Venezia Giulia” interamente partecipata dalla Regione, di modo che, acquisendo essa stessa le concessioni, si possa affermare:
                            ACQUE NOSTRE, KILOWATTORE NOSTRI,  UTILI NOSTRI!!!   

    Carnia,  04.12.2017
    Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, Tolmezzo
    Comitato di difesa e valorizzazione del lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, Alesso
    Comitato Acqua Libera, Alto But, Paluzza,
    Legambiente della Carnia,  Canal del Ferro, Valcanale, Tolmezzo
   Comitato Val Degano,  Ovaro

   Comitato Interregionale Carnia-Cadore “Per Altre Strade”, Val Tagliamento, Forni di Sotto 

lunedì 4 dicembre 2017

Sabato ad Avasinis per discutere sul futuro del Leale

E' stata indetta per sabato 9 alle 17, nel Centro Servizi di Avasinis, una assemblea pubblica sul progetto di realizzazione di una centralina idroelettrica sul torrente Leale. L'iniziativa fa seguito alla raccolta di firme per garantire le caratteristiche naturali del corso d'acqua e alla recente presa di posizione, sul medesimo tema, del Consiglio comunale di Trasaghis.


domenica 3 dicembre 2017

Bordano, applausi per "ne mànie di sassìns"

Ha debuttato con successo, ieri sera, l'ultima produzione della Compagnia teatrale di Bordano, "Ne manie di sassìns".




Le prossime programmazioni della divertente commedia, liberamente tratta da un testo di Sereno Mentil, sono venerdì 8 alle 20.30 e domenica 10 alle 15, sempre nella sala parrocchiale di Bordano.


sabato 2 dicembre 2017

Verzegnis, dalla valle al lago. Memorie della SADE

La storia e le vicende del lago di Verzegnis si sono spesso intrecciate con quelle del lago di Cavazzo / Tre Comuni.
Oggi a Verzegnis ci si interroga sulle vicende che hanno portato dalla valle allo sbarramento al lago: un'occasione per riflettere su quel che è stato, per delineare le prospettive per il futuro.


venerdì 1 dicembre 2017

Proteggere l'ululone per preservare il Leale

Area protetta per il ranocchio giallo

Per tutelare l’anfibio il Comune vuole chiedere alla Regione di creare un biotopo naturale
TRASAGHIS. Il ranocchio dal ventre giallo salverà il territorio naturale del torrente Leale. Se sarà così, dipenderà dalle risposte che arriveranno dagli enti preposti.  
Nel corso dell'ultima seduta del  consiglio comunale è stato inserito un punto riguardante la richiesta alla direzione regionale competente di rendere l’area in cui scorre il torrente Avasinis un biotopo naturale, proprio per difendere quella specie di anfibio, oggi molto rara, tutelata e riconosciuta dalla comunità europea.
L’amministrazione comunale ha accolto la richiesta arrivata dalla Societas herpetologica Italica, con la quale si vuole difendere l’habitat in cui vive questo animale: «È un anfibio molto raro – spiega Tiziano Fiorenza, referente Shi –, pensavamo che quell’area fosse già sotto tutela vista l’importanza della specie di cui parliamo, che è molto antica. La creazione di un biotopo è anche un modo per proteggere quel territorio da possibili speculazioni».

Il torrente Leale è infatti interessato dalla richiesta di derivazione presentata agli organi competenti da parte di una realtà privata intenzionata a realizzare una centralina idroelettrica.

«Togliere l’acqua – spiega ancora Fiorenza – dalla forra del Leale significherebbe mettere a rischio l’esistenza dell’ululone, un anfibio che trova proprio nelle vasche che si sono formate nel letto del torrente, il luogo ideale per depositare le sue uova dove queste possono compiere tutto il ciclo: in questa condizione parliamo di specie pioniera. Allo stesso tempo, in quel luogo, è presente anche altra fauna ittica tra trote e bisce che ne risentirebbero con un intervento di quel tipo».

L’ululone dal ventre giallo è un piccolo anuro (anfibi senza coda nell’età adulta) in tutto simile a un rospetto caratterizzato da una pupilla cuoriforme. Il ventre di questo animale e colorato da vivaci macchie gialle, diverse per ogni singolo esemplare. Questa colorazione avverte l’aggressore che il rospetto secerne una sostanza, la bufalina, irritante ed ustionante per le mucose.
Tale sostanza è tuttavia del tutto innocua per l’uomo. L’ululone dal ventre giallo è una specie in forte rarefazione in tutta Europa e per tale motivo inserito negli allegati II e IV della Direttiva Habitat che individua quelle specie a maggior rischio di estinzione continentale. La forra del Leale è già stata individuata nel 2016 come Area di rilevanza erpetologica nazionale dalla commissione conservazione della Societas Herpetolgica Italica.
(rid. e adat. da Messaggero Veneto 30 novembre 2017)

Compagnia Teatrale di Bordano: domani il nuovo lavoro, poi due repliche

Dopo un lungo lavoro, la Compagnia Teatrale Bordanese è di nuovo pronta per risalire sul palco con la nuova commedia: "NE MANIE DI SASSINS! Ti copin par une monade".
Gli appuntamenti    presso la sala parrocchiale di Bordano sono: 
Sabato 2 Dicembre alle 20:30
Venerdì 8 Dicembre alle 20:30  
Domenica 10 Dicembre alle 16:00


giovedì 30 novembre 2017

Obiettivo su Bordano & Interneppo - 3 - Dati e ipotesi sulla nascita di Bordano

Tra i due litiganti (Venzone e Tolmezzo) il terzo nasce (Bordano)

Bordano e Interneppo, legati oggi dal vincolo comunale, lo sono stati in passato per molteplici motivi ma forse non poi così tanto per il più importante degli atti di un paese, la nascita della comunità. Un conto infatti è verificare come il nome di quello che poi fu ed è un paese sia stato citato in un qualche documento, e un altro è assicurarsi che quella citazione si riferisca proprio al paese e non, per esempio, a una semplice località disabitata. Non è dunque scontato collegare la menzione “Bordanum”, scoperta in un codice della Chiesa gradese dell’anno Mille, alla presenza effettiva di un villaggio, un gruppo di case, una comunità insomma, anche se in quel documento si citavano i villaggi friulani sopravvissuti alle invasioni ungare, che avevano spopolato il Friuli nella prima metà del X secolo. Successivamente infatti abbiamo solo un “Plano de Bordan” e “Planitia de Bordan” in un atto del 1267 che riporta i confini della Pieve di Osoppo. Si parla dunque di piana, non di villaggio. Dato il velo di mistero che mai è stato del tutto levato dall’origine del nostro paese, affascinante anche nel nostro caso risulta la serie di teorie sia circa gli sviluppi delle prime attività umane, non necessariamente ascrivibili alla presenza di un villaggio, sia riguardo l’etimologia del nome del paese. Proprio quest’ultimo campo di studi è infatti in grado di dare una gran mano alla risoluzione di questi interrogativi. Per quanto appunto tutto ciò sia interessante, vorrei ora considerare una di queste teorie, naturalmente opportunamente suffragata da indizi storici e circondata da vicende, anche al limite del leggendario. La mia intenzione non è certamente quella di avere la pretesa di presentare questa teoria come quella decisiva, ma anzi di porla sul tavolo della discussione per ricordare come le certezze siano meno numerose dei “forse”.
 
Bordano dal Monte San Simeone. Dall’anno Mille al 1506 non è poco il tempo che è passato, ben mezzo millennio! Eppure non possiamo dirci ancora certi su come e quando nacque il nostro capoluogo comunale. (foto dal sito prolocobordano.it)

Tra questioni di interessi nei traffici commerciali, ripicche e svolte imposte dagli alti poteri, per seguire il filo logico bisogna tornare al punto di svolta nella storia friulana, la fine del potere temporale patriarcale e il passaggio sotto il giogo della Serenissima. I nuovi dominatori, per non intaccare il delicato equilibrio democratico delle comunità ed evitare quindi atti di ribellione e insofferenza, permisero ad esse di mantenere i propri statuti. Non potevano certamente sapere che in alcuni di questi ordinamenti ci fossero delle norme fonti di dissidi. Una di queste norme relativamente pericolose era quella che Tolmezzo continuava a far rispettare a danno soprattutto di Venzone, importante nodo commerciale e di scambi tra la Carnia e l’alta pianura friulana. Essa diceva infatti che tra la Pasqua e la Pentecoste non potevano essere esportati dalla Carnia animali da latte, ammenoché non si avesse ricevuto il permesso dal Gastaldo locale. Venzone in quel periodo vendicò il danno introducendo di nascosto nel suo statuto il divieto di trasportare a Tolmezzo granaglie e vino tra la Pasqua e San Martino, 11 novembre (come ben sanno gli interneppani), anche in questo caso ponendo come eccezione il permesso rilasciato dal Capitano di Venzone e come pena, in caso di violazione, 40 denari. La guerra commerciale si inasprì ulteriormente quando Tolmezzo, d’accordo con Gemona, entrò in trattativa coi nobili Viscardo e Simone di Colloredo, cui era sottoposto il feudo di Interneppo, affinché dessero in affitto o gli cedessero definitivamente lo stesso feudo. Il piano di Tolmezzo e Gemona era quello di far passare per le terre di Interneppo una nuova strada che potesse mettere in collegamento le due cittadine e così estromettere da quei commerci Venzone, che così sarebbe rimasta improvvisamente tagliata fuori. La macchinazione non riuscì però a passare inosservata, tanto che Venzone aggiornò di questi fatti il Luogotenente della Patria, di base a Udine, il quale a sua volta demandò la questione alla massima autorità in persona, ossia il Doge, all’epoca (1435) Francesco Foscari. Egli rispose in merito con una lettera del 12 giugno in cui si raccomandava l’annullamento dell’ambizioso e sotterraneo progetto, i cui lavori erano tra l’altro già stati avviati, e la ripresa dei traffici per la vecchia strada passante per Venzone. Dopo questa beffa sventata, Venzone bramava di acquisire il territorio di Interneppo per appropriarsi finalmente di quel fazzoletto di terra tanto povero quanto insidioso, a causa dei sotterfugi che potevano reiterarsi. Fu sicuramente una gran soddisfazione quando, il 19 febbraio 1506, la villa di Interneppo assieme ai suoi territori, che andavano dal Lago di Cavazzo al Tagliamento, passò a Venzone. Fino ad ora di Bordano neanche l’ombra in questi affari, tanto è vero che si fa sempre riferimento a Interneppo anche per quanto riguarda le lande a est della Sella di Interneppo. Proprio in questo momento di svolta per Interneppo si pensa che Bordano abbia veramente avviato la sua storia come paese. Pare che proprio quell’anno i venzonesi avessero inviato nella parte orientale del nuovo feudo alcune famiglie affinché cominciassero a lavorare quelle terre ancora incolte e a creare pascoli.
 
Veduta di Tolmezzo nella sua ampia e suggestiva conca fluviale. La capitale carnica fallì nel tentativo di acquisire Interneppo, che andò infine a Venzone, ma proprio da essa si innescò quella serie di eventi che portò poi alla nascita della comunità bordanese. (foto dal sito turismofvg.it)

Un censimento voluto dal Luogotenente della Patria Antonio Grimani esattamente 150 anni dopo, nel 1656, rilevava un aspetto che da solo potrebbe benissimo venire incontro alla teoria della tarda nascita di Bordano. Il calcolo del numero di abitanti di Venzone e dei borghi alle sue dipendenze, Portis, Pioverno, Interneppo e Bordano, segnalava la popolazione di quest’ultimo essere circa la metà di quella di Interneppo: 70 contro 147. Un numero così basso poteva certamente spiegarsi con una colonizzazione risalente non a diversi secoli prima, ma al massimo a qualche generazione, soprattutto tenendo conto che villaggi comunque modesti erano più popolati: 88 abitanti a Pioverno e ben 355 a Portis. I cognomi dei capifamiglia a Bordano erano soltanto tre: di Pich (che diventerà poi Picco), Colomba (arrivato immutato sino a noi) e di Sella (in pratica Sella ma sopravvissuto nel nostro Comune solo fino ai primi del ‘900, nonostante ben due borghi prendano il suo nome: Sele Grande e Sele Piçule). Certezze non si possono avere, dato che l’anno a cui corrispondono le prime attestazioni dei cognomi di Bordano e Interneppo è il 1575, quindi già dopo la presunta origine di Bordano come paese. Si tratta in questo caso dei registri battesimali di Cavazzo, cui seguiranno quelli dei morti, a partire dal 1595, e dei matrimoni, dal 1600. Di un certo aiuto possono invece risultare gli atti del 1361 e del 1384, primissimi accertamenti circa la presenza di abitanti nelle nostre zone, in quanto, anche se non esistono ancora cognomi, si menziona solo Interneppo; Bordano sembra proprio non esistere nemmeno. Quindi, se così fosse, è automatico ritenere che quei primi bordanesi, uomini e donne del ‘500, provenissero tutti da paesi già esistenti nelle vicinanze, non necessariamente dallo stesso Venzone. Una breve analisi di quei tre soli cognomi permette già di avere un quadro un minimo meno sfumato. Sella, oggi diffuso in Comune di Verzegnis, si ritrova come Zella nel 1586 proprio per un abitante di quella zona, tale Candido, mentre a Bordano si riscontra in un atto del 4 agosto 1684 con Antonio fu Pietro di Cella. Interessante anche verificare come la forma definitiva, quella con la “s”, sia comparsa ancora più tardi, nella prima metà del ‘700. In particolare il cambio si ebbe almeno con una persona ben precisa, tale Candido, che morì a 70 anni il 22 settembre 1734 col cognome di Cella ma che il 9 febbraio 1722 compare come Sella nell’atto che registra il matrimonio del figlio “Jacobus”. Fino alla sua estinzione, Sella rimase comunque un cognome tipico di Bordano e non di Interneppo. Entrambi i documenti provengono dai registri parrocchiali di Cavazzo. Colomba invece è un cognome prettamente italiano e in particolare del Nord Italia; tuttavia la prima citazione per il nostro Comune interessa un documento dell’archivio parrocchiale di Cavazzo del 14 gennaio 1507. Avremmo potuto esultare nel pensare che poteva riferirsi a uno dei primissimi abitanti di Bordano, visto che la possibile fondazione della comunità risalirebbe appena all’anno prima, ma ahimè questo Antonio Colomba era di Interneppo, così come gli altri Colomba che si ritrovano nel 1575 e nel 1581. Per imbattersi nel primo Colomba bordanese a noi noto bisogna andare avanti fino al 15 gennaio 1604, quando è registrato il matrimonio tra Colomba fu Antonio Colomba e Simone fu Sebastiano di Pich, entrambi di Bordano. Pare dunque abbastanza ovvio che i Colomba di Bordano altro non fossero che interneppani trapiantati nel nuovo villaggio nei pressi del Tagliamento, dunque più conterranei rispetto ai Sella, che abbiamo detto provenire probabilmente dall’attuale Comune di Verzegnis. Ricordiamo però che Verzegnis è un monte, un massiccio, oggi anche un lago, un Comune appunto ma non un paese, dato che la stessa municipalità è costituita, dal punto di vista antropico, da una serie di borgate: Villa, Chiaulis, Chiaicis, Intissans, giusto per citare le principali. Per di Pich, poi Picco, vale un po’ la stessa cosa che per Colomba. Il cognome è friulano e compare soprattutto in documenti carnici, ma anche in questo caso i primi Picco del nostro Comune sono di Interneppo, a partire da Maria Magdalena fu Sebastiano di Pich (maggio 1575). Il primo bordanese sicuro con questo cognome l’abbiamo nel tardo 1684, Valentina fu Sebastiano di Picco, che quel giorno si sposò con l’interneppano Antonio fu Leonardo di Picco. Ma se con notevole probabilità i Picco e i Colomba arrivarono a Bordano da Interneppo, tornando al censimento del 1656 si noterà qualcosa di strano: mentre i Colomba e i di Pich a Bordano rappresentano i cognomi rispettivamente di 4 e 7 capifamiglia su 12 famiglie totali (uno solo era un di Sella), per Interneppo su 23 famiglie abbiamo un solo di Pich e nessun Colomba. Questo può voler dire che gran parte dei Colomba e dei di Pich di Interneppo si erano ormai trasferiti a Bordano, popolandolo quel che bastava per fargli appunto raggiungere appena la metà degli abitanti del loro villaggio d’origine. A parte per qualche di Sella insomma, Bordano, o meglio, la cittadinanza di quella Bordano degli albori era figlia di quella di Interneppo, un’estensione in pratica o magari, forzando ancora di più il concetto, una specie di grosso borgo “fuori sede” di Interneppo. L’estrema esiguità già in partenza dei di Sella potrebbe poi spiegare come mai questi alla fine non ebbero un seguito fino a noi. Tuttavia la migrazione dei Picco non deve portare assolutamente a ritenere che essi da quel momento in avanti non abbiano comunque rappresentato una delle stirpi principali di Interneppo; anzi non solo in parte rimasero ma diedero anche il nome a uno dei principali quattro borghi storici del paese, Borc di Pic appunto, presso la seconda curva una volta entrati in paese da est. Questi dati portano a formulare anche un’altra ipotesi, e cioè che i signori venzonesi in realtà non si sporcarono le mani in quella che doveva essere una magra e ombrosa piccola valle come quella di Bordano, ma invitarono, magari incentivandoli, i loro nuovi cittadini a prendersi cura e a sviluppare le vocazioni agricole di questa disabitata zona. Sul perché arrivarono i Sella invece non saprei, forse attirati da nuove possibilità di lavoro in una terra praticamente vergine.

Una volta che abbiamo visualizzato questi primi abitatori di Bordano, passiamo anche a vedere quali dovettero essere i primi borghi e come si presentasse quindi il nuovo centro abitato. Ancora prima di passare a indagare, un dato è già noto: le piccole dimensioni. Se infatti la popolazione era la metà di quella di Interneppo ancora 150 anni dopo, per tutta la prima fase del suo sviluppo Bordano deve essere stato assai più ridotto. Oltre a ciò, la ricerca risulta estremamente agevolata in quanto sappiamo anche che gli abitanti con quei primi tre cognomi principali si trovarono inizialmente ripartiti negli stessi borghi: in sostanza i di Sella stavano in Sele Grande e Sele Piçule (che assieme possono essere intesi come Borc di Sele), i Picco in Borc di Sore e i Colomba in Borc di Sot. I primi due borghi sono assolutamente famigliari per chi conosce il paese, in quanto ancora ben distinguibili, nonostante i rifacimenti post-terremoto, grazie anche ai cartelli che li segnalano, e sono entrambi a nord della chiesa. Sele Grande tra le due è quella più isolata nonché il borgo più alto di Bordano, assieme a Palâr. Borc di Sore e Borc di Sot invece non sono più di uso corrente, e per individuarli con certezza bisogna andare a pescare la mappa di epoca napoleonica. Una volta presa e messa davanti ai nostri occhi, si potranno fulmineamente intuire ben tre informazioni: il fatto che il Borc di Sore non fosse altro che Brandisorie, unico nucleo di case che esisteva a ovest della chiesa e quindi “di sopra”, verso quote maggiori, e che si situa ancora oggi al punto d’incontro tra la principale Via Roma e Via Sella Grande; quanto fosse ridotto l’abitato rispetto non solo a quello attuale ma anche a quello immediatamente antecedente al terremoto; come fosse ripartito esattamente in tre blocchi di case separati tra loro. Due di questi li abbiamo già nominati, Borc di Sore (alias Brandisorie) e Sele Grande (in quanto Sele Piçule era ed è più prossima all’ultimo blocco), e il terzo appunto può essere soltanto il mancante, Borc di Sot, il borgo dei Colomba. Nello specifico questo macroborgo, essendo comunque il più importante e articolato, conteneva le borgatelle di Plaçe, Cortane, Munís, Sie, Cort dai Puls, La Cort e Borc di Mon. C’è da pensare che demograficamente e urbanisticamente il primordiale paese non si discostasse molto da quello di inizi ‘800, vista la già ridottissima estensione e frammentazione di quest’ultimo. Ecco dunque come doveva apparire Bordano all’inizio della sua storia e poi per vari secoli, con tre borghi principali, separati tra loro a formare un triangolo unito agli angoli dalle attuali Via Roma, Via Sella Grande e Via San Simeone. Ancora nessun Borc di Prussie e Borc di Palâr, per esempio, località caratteristiche che successivamente diventeranno, assieme a Sele Grande, gli altri due borghi più isolati di Bordano. Bordano ha dunque subito nel suo piccolo una trasformazione urbanistica molto più accentuata di Interneppo, il quale già nel catasto napoleonico era simile in tutto e per tutto al paese che conoscevamo fino al ’76.
 
Ecco come appariva Bordano ai tempi di Napoleone: tre soli nuclei e ben distinti tra loro. Così anche forse appariva all’inizio della sua storia, ben più ridotto di Interneppo. Ogni nucleo iniziale era caratterizzato dalla presenza di una sola stirpe principale: i Sella, i Picco e i Colomba. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

Ma ora, terminati i confronti, le considerazioni e le teorie storiche, passiamo alla leggenda! Non si parla di una fantastica fondazione di Bordano, come si potrebbe dire per Udine, il cui colle sarebbe stato, secondo la relativa e famosa leggenda, eretto dai soldati di Attila per permettere al condottiero unno di ammirare meglio l’incendio di Aquileia, ma ci si collega alla vicenda della strada proibita, che poi indirettamente portò effettivamente alla fondazione di Bordano secondo la teoria della genesi cinquecentesca. Esiste infatti un brevissimo racconto che assume i contorni del mito, ma che avrebbe un fondamento storico collocabile proprio nel contesto della costruzione, poi annullata, della strada alternativa all’arteria per Venzone. Si dice infatti che in una località detta Cueste dai Muarz siano stati osservati combattere due omoni a colpi di coltello e che alla fine entrambi caddero morti. Il lato leggendario della storia riferisce che essi erano due conducenti di qualche carico che erano venuti alle mani per una lite, mentre quello storico, o presunto tale (visto che il tutto non è inverosimile ma neanche accertato), inquadra l’accaduto parecchi secoli fa proprio nell’ambito della costruenda strada per volere di Tolmezzo e Gemona a danno di Venzone. Sappiamo che la strada non fu mai terminata, ma qualche piccolo convoglio o commerciante isolato poteva benissimo aver intanto usufruito di qualche sentiero o mulattiera costeggiando il lago di Cavazzo. Il sito infatti è individuato a sua volta in un’altra località, meno misteriosa della Cueste dai Muarz, ed è Roncons, tra la “penisola” di Nalbin (in pratica il conoide dell’omonimo torrente, detto anche Albin) e la ex Strada Militare del Monte Festa, quasi un chilometro a nord di Interneppo e a due passi dal Lago di Cavazzo. Passando in macchina, la troveremmo proprio appena usciti dalla Galleria del Lago. Si parla anche della presenza di uno stavolo in loco. Anche in questo caso, avendo il racconto omesso il motivo del litigio finito nel sangue, mi piace tentare di dare una risposta logica; e se dunque quei due viaggiatori avessero attaccato briga perché, provenendo uno da una parte e uno dall’altra ed essendo quel percorso troppo stretto per far passare due carri contemporaneamente, avevano cominciato a discutere su chi dovesse far passare l’altro?
 
Al numero 23 abbiamo la località di Nalbin, con la sua conformazione tipica del conoide; subito sopra, al numero 21, Roncons con la Cueste dai Muarz e la storia che è stata tramandata. Non c’entra direttamente con la nascita di Bordano, ma è interessante considerare come la vicenda fosse ambientata nel periodo di tensioni che poi portò all’acquisizione venzonese di Interneppo e quindi allo sviluppo di Bordano. (foto dal libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987)

In realtà non molte cose alla fine sono sicure al 100% in tutta questa storia, tornando a noi, sull’origine di Bordano. D’altro canto uno sviluppo demografico lentissimo non doveva essere inusuale. Mi viene in mente, per esempio, il quartiere udinese a cui sono più legato, Chiavris, una volta un umile e minuscolo villaggio fuori Udine e che a fine ‘500 ospitava soltanto una cinquantina di abitanti (!), e non era certo nato il giorno prima, dato che la sua prima citazione è del 1258. In ogni caso le fonti considerano Interneppo più antico di Bordano, e nel suo caso la prima citazione è del 1245, ben dopo la menzione “Bordanum” dell’anno Mille. Insomma forse la verità non si saprà mai, ma intanto “sgarfare” nei documenti, tra date, vicende particolari e nomi di antichi borghi e personaggi, è sempre una grande soddisfazione; guai se non lo fosse!

                                                       Enrico Rossi

Fonti principali:


  • Libro “Bordan e Tarnep, doi nîs di cjases sot dal San Simeon”, a cura della Pro loco Bordano, 1981
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di lûc”, Enos Costantini, 1987
  • Libro “Bordan e Tarnep, nons di int”, Velia Stefanutti, 1988
  • Periodico “Monte San Simeone”, dicembre 1986