"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

martedì 21 novembre 2017

La gente della Valle del Lago e la Grande Guerra, una riflessione

Il "Messaggero Veneto" ha ospitato una ampia riflessione sulle conseguenze dei fatti di Caporetto e in generale della Grande Guerra per le popolazioni della Valle del Lago

A CENT'ANNI DA CAPORETTO È GIUSTO RICORDARE ANCHE LE SOFFERENZE DELLA GENTE


Persino il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha ricordato che, durante la Grande Guerra, il forte di Monte Festa, sopra il lago di Cavazzo, "fu l'unico forte italiano che seppe resistere all'invasione austroungarica del 1917", rallentandone l'avanzata, a colpi di cannone, dal 27 ottobre al 7 novembre e consentendo in questo modo alle divisioni italiane un più ordinato arretramento.Si tratta di un episodio tra i più rilevanti, per la storia militare friulana del dopo-Caporetto, che giustamente viene ricordato (e l'11 novembre una grande commemorazione ha avuto luogo proprio sul forte, grazie all'impegno dei Comuni di Cavazzo Carnico, Trasaghis e Bordano, alle sezioni Alpine e ad associazioni come gli "Amici della Fortezza" di Osoppo).Accanto ai fatti militari, non deve però essere dimenticato il ruolo svolto, e spesso subito, dalle popolazioni. Si tratta di episodi di microstoria che sovente sono stati lasciati in second'ordine e che faticosamente si sta cercando di ricostruire. Grazie all'impegno di forze diverse (le biblioteche, l'ecomuseo della Val del Lago, il Centro di Documentazione sul Territorio...), di concerto con le Amministrazioni comunali, sono state realizzate pubblicazioni (come "Timp di vuere" e "Strade di guerra") e raccolte testimonianze capaci di documentare l'impatto della Guerra sui paesi della Valle del Lago.
Si possono così scoprire tutte le traversìe di quanti, sfollati da Valdobbiadene verso il Friuli, si trovarono ad affrontare una nuova invasione ("ci hanno portati nel Friuli ad Alesso, sul lago di Cavazzo. Era un paese in mezzo alle montagne, niente campagna. Era difficile trovare da mangiare, ci toccava venir giù per Udine a carità") e le drammatiche condizioni della fuga dai paesi che stavano per essere occupati ("le donne spaventate, posero nelle gerle poche cose e, con tutti i familiari abbandonarono piangendo le proprie case. Prima di scappare gli abitanti avevano liberato le mucche, lasciandole pascolare nei prati. Avevano cercato di nascondere alla meglio il raccolto, la biancheria e le poche misere cose di cui erano padroni Ormai le strade erano intasate di civili e soldati, cavalli, carri e qualche camion militare").Ma anche il ruolo dei sacerdoti, impegnati in quei giorni drammatici a sostenere la popolazione rimasta nei paesi di fronte alla assoluta mancanza di ogni genere di sostentamento ("posta nulla come ai tempi di Adamo ed Eva. Nulla di tabacco, nulla di pane, nulla filo, nulla tela, nulla stoffa, nulla olio, nulla petrolio, nulla benzina: ma che? Nulla di nulla e basta. Siamo pur rimasti, sia pur per breve tempo, senza uno degli elementi indispensabili per la vita: il sale. Lo zucchero viene periodicamente a mancare", scrisse il curato di Avasinis) e la sagacia e l'ardimento dei quattro giovani di Somplago che, di fronte alla requisizione delle campane imposte dagli austroungarici, riuscirono a nasconderne una ("mentre la soldatesca si accinge alla sacrilega impresa, con mirabile ardimento 4 somplaghesi prigionieri, con loro grande rischio, calano la loro campana rimasta dal campanile e la sotterrano salvandola dallo scempio").Se per i militari quello fu "il tempo del cannone", per la popolazione civile fu "il tempo della fame". Si trattò dunque di mesi assai duri, segnati da vicende dolorose che, pur a cent'anni di distanza, meritano senza dubbio di poter essere conosciute. In questo senso un contributo può essere offerto anche dal blog creato dal Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis (questo l'indirizzo: http://blog.libero.it/centrodocalesso/) che, in queste settimane sta pubblicando, giorno dopo giorno, la cronaca di quanto è accaduto nei paesi della Valle del Lago nei giorni che seguirono la disfatta di Caporetto. 
Pieri Stefanutti ; Alesso

Messaggero Veneto, 20 novembre 2017

lunedì 20 novembre 2017

Giovedì a Tolmezzo ... quel che accadde DOPO la resistenza del Monte Festa

Giovedì 23 a Tolmezzo, alle 19, all'Enoteca Roma, Sergio Cuzzi presenterà il nuovo romanzo storico di Emanuele Facchin "Eroi senza vittoria - La battaglia di Pradis" edito da Gaspari Editore. 
Il libro, ambientato nel 1917 nei giorni successivi allo sfondamento di Caporetto, si concentra sulla battaglia di Pradis e sul seguito della vicenda del capitano Winderling e dei suoi compagni che  riuscirono a fuoriuscire dal monte Festa la notte del 6 novembre 1917, e cercarono di riunirsi all'esercito italiano sul Piave.


domenica 19 novembre 2017

Le farfalle di Bordano ed il Lago ai primi posti nelle recensioni dei visitatori

Il noto sito "Tripadvisor" dedica una sezione alle "migliori" occasioni riferite a località, monumenti, iniziative commerciali della Provincia di Udine, pubblicando le recensioni dei visitatori. Buoni i piazzamenti della Val del Lago: nella categoria "Parchi e attrazioni naturali in Provincia di Udine", la Casa delle Farfalle di Bordano è al primo posto nella sezione "Riserve naturali" mentre il Lago è al secondo posto nella sezione "Corsi e bacini d'acqua".
Nella "classifica generale" di "Parchi e natura in FVG", Bordano è al 4° posto, il Lago al 9° e il torrente Palar al 29°.






I risultati completi sulla pagina  https://www.tripadvisor.it/Attractions-g2339871-Activities-c57-Province_of_Udine_Friuli_Venezia_Giulia.html

E voi siete d'accordo? Si può fare qualcosa di più o di meglio?

sabato 18 novembre 2017

Domenica a Peonis la festa della Madonna della Salute

Gli amici di Perugia tornano domenica a Peonis per la tradizionale festa di novembre

Torna domenica 19, a  Peonis,  la tradizionale ricorrenza della Madonna della Salute, festa dalle origini molto antiche  che, storicamente, ha rappresentato il periodo del ritorno degli emigranti stagionali e che negli ultimi anni ha ripreso vigore grazie all'impegno dei volontari dell'associazione "Chei di Peonis". Alle 10.30,   sarà celebrata dal parroco don Fausto Quai e da don Nello Marcuzzi, nella chiesa parrocchiale, la messa, accompagnata  dalla Corale di Alesso. Una preghiera particolare sarà rivolta, durante la messa, alla memoria di Mons. Giacomo Rossi, recentemente scomparso (nel 1976 era presidente della Caritas Diocesana di Perugia e si attivò per anni nel gemellaggio avviato tra la diocesi perugina e la comunità di Peonis). Al ricordo di mons. Rossi si uniranno numerosi ospiti provenienti dalla Diocesi di Perugia che anche in questa occasione intenderanno rinnovare il significato del gemellaggio stabilito all'epoca del terremoto. Seguirà  la tradizionale processione della Madonna (un’effigie caratteristica per il ricco abito indossato) per le vie di Peonis.
Alle 15, nel Centro Servizi, avrà luogo un concerto di fisarmonica con  l'esibizione del complesso"Chei da Friulfisa" diretto dal maestro Marco Toniatto.
La festa proseguirà  alle 18 con l’estrazione dei premi gastronomici e, alle 20, con i numeri della tombola. 
La festa della Madonna della Salute viene proposta dalla Parrocchia di Peonis con l'associazione "Chei di Peonis" ed il patrocinio del Comune di Trasaghis.

venerdì 17 novembre 2017

Domenica a Bordano, il linguaggio nella scuola montessoriana

Incontro “La proposta montessoriana per la Scuola Primaria”, il 19 novembre a Bordano


L’associazione Costruire Montessori segnala l’avvio del percorso. 
“La proposta Montessoriana per la Scuola Primaria”, a cura di Giulia Consalvoformatrice dell´Opera Nazionale Montessori e consulente per le scuole Montessori.
 
Il percorso si articolerà in due incontri:
 
19 NOV 2017 ore 19:30 -21:30
“Curriculum di linguaggio ed educazione cosmica”
 
16 GEN 2018 ore 19:30 -21:30
“Curriculum di matematica”
 
Gli incontri si svolgeranno presso la sede della Scuola Primaria di Bordano.
 
Sono gratuiti ed aperti a genitori ed interessati,
previa iscrizione all’associazione.
 
Per info:


giovedì 16 novembre 2017

Sabato e domenica "Rainstorm" tra Bordano ePioverno


Sabato e domenica si svolgerà una esercitazione di Protezione Civile tra le Squadre di Bordano e di Venzone denominata "Rainstorm".In conseguenza di ciò è stata disposta la chiusura della strada da Bordano a Pioverno  dalle 15 di sabato 18 alle 15 di domenica 19 novembre. 







mercoledì 15 novembre 2017

Monte Festa, 100 anni dopo: il ricordo della resistenza del 1917 (V)

Il Forte del Monte Festa: ricordi, riflessioni e speranze




L’occasione rappresentata della commemorazione dei 100 anni dall’eroica resistenza sul Forte del Monte Festa, avvenuta durante il 1° conflitto mondiale, ha consentito agli organizzatori, in primis il Comune di Cavazzo Carnico, di pianificare una giornata speciale per ricordare quell’evento. Dal 30 ottobre al 7 novembre 1917 gli uomini della guarnigione del Forte, comandati dal Capitano Riccardo Noel Winderling, difesero la postazione ad oltranza, fino all’ultimo colpo di cannone, in modo da consentire al grosso delle truppe italiane, in ritirata dopo Caporetto, di attestarsi oltre il Fiume Piave. Il difficile compito di difendere il Forte esaltò l’amore per la Patria di quegli uomini coraggiosi, nel senso più ampio, accomunati da un profondo attaccamento alla propria terra e da un sano altruismo. Sentimento sempre valido ed attuale, anche se mutato col tempo.
Essere orgogliosi delle proprie origini, delle proprie usanze e costumi, rispettando naturalmente quelle degli altri, potrebbe essere il messaggio che viene lasciato in eredità da quell’atto eroico. Così come non dimenticare quelli che l’hanno realizzato è un atto dovuto. Per l’occasione è stato inaugurato il monumento commemorativo realizzato dall’artista friulano Giorgio Celiberti. Il monumento è una stele metallica su blocco di marmo rosso di Vergegnis che rappresenta un “inno alla pace”. Pace per le aurore che verranno, pace per tutti perché avrà un solo volto, anche se parlerà lingue diverse, pretesto per riflettere e sperare in un futuro senza guerra, senza confini, senza odio.
Immagina non esista paradiso
È facile se provi
Nessun inferno sotto noi
Sopra solo cielo….
(dal testo della canzone “Imagine” di John Lennon)
Il testo della canzone è un inno di grande semplicità ed immediatezza per uno dei miti umani più sentiti: il sogno di un mondo migliore, il sogno di quel paradiso perduto dove l’uomo possa vivere in pace con se stesso, col proprio prossimo e con l’ambiente e possa vivere e godere il presente senza rimpianti per il passato e senza rinunce per il futuro.
Anche l’Ecomuseo farà la sua parte apponendo dei pannelli commemorativi in alcuni spazi all’interno del forte, per mantenere viva nella memoria di chi lo visiterà i sentimenti che aleggiavano in quei giorni di 100 anni fa negli uomini della guarnigione che presidiava la fortificazione.

Le immagini contenute nell’allegato racconto fotografico mostrano l’interesse che ha riscosso l’evento, i presenti potranno testimoniarlo. Per vedere tutte le foto: 

martedì 14 novembre 2017

Venerdì ad Avasinis la storia delle alluvioni nella Valle del Lago (III)

Venerdì sera, 10 novembre, alla serata di presentazione dei quaderni dell’Ecomuseo c’erano diverse persone, considerata la concomitanza con altre manifestazioni ed eventi, non solo locali, erano in buon numero ed evidentemente molto interessate all’iniziativa.
La presentazione del quaderno “Tempo di brentane” è stata fatta da Pieri Stefanutti (Responsabile del Centro di Documentazione del Comune di Trasaghis), che ha curato assieme a Decio Tomat il lavoro e fatto un’esposizione essenziale degli eventi calamitosi, dovuti al maltempo, che si sono verificati nella Val del Lago.
La serata è stata anche l’occasione per ricordare gli altri quaderni della collana, per sentire le preziose informazioni del Sindaco di Trasaghis, Augusto Picco, ed ascoltare il racconto del pertinente vissuto del Presidente dell’Ecomuseo, Ivo Del Negro.
Al termine degli interventi programmati si è dato spazio agli interventi dei presenti che hanno evidenziato buona conoscenza della materia e altrettanta attenzione per queste problematiche. 
Questo è certamente un ottimo segnale, che unito alla disponibilità a farsene carico consente un ruolo attivo e responsabile che si spera possa essere contagioso.
Questa è stata anche - grazie al coordinatore Luigi Stefanutti - l’occasione per ricordare il decimo anniversario dalla costituzione dell’Ecomuseo e quindi per stilare un primo bilancio di quanto è stato realizzato, ma anche per rendere merito a coloro che hanno collaborato e forse per sentirsi fieri di quanto realizzato e dell’impegno profuso per la collettività.

lunedì 13 novembre 2017

A Cavazzo, tra rabarbaro e sclopìt

Il "Messaggero Veneto" ha dedicato una pagina intera alla esperienza di Caterina Pillinini che a Cavazzo ha dato avvio ad attività agricole e di pet-therapy


La storia di Caterina, la psicologa che coltiva il rabarbaro

Ha avviato a Cavazzo Carnico l’azienda agricola e un’attività di pet therapy

CAVAZZO CARNICO. Le vacanze estive trascorse dai nonni le hanno fatto balenare idee di cambiamento sempre più profonde. È maturata a Cavazzo Carnico la decisione di dare una svolta alla sua vita.
Lassù tra i monti, toglieva le scarpe adatte agli usi cittadini per calzare gli scarponi necessari al lavoro nei campi. Soltanto a settembre rientrava a Trieste per gli studi universitari. Le origini non si scordano mai, soprattutto se hanno radici robuste.
Caterina Pilinini, trentatreenne, dopo aver ottenuto la laurea in Psicologia ha accettato un posto fisso nel settore assicurativo. Ma dentro di lei si stava sviluppando il pensiero di vivere sino in fondo la libertà della montagna.
Era troppo forte il richiamo di Cavazzo Carnico, tranquillo paese di un migliaio di anime, sulla conca protetta da vette che danno l’impronta al paesaggio: l’Amariana, familiarmente chiamato “la Mariane”; i monti Festa e Faeit, che legano la loro popolarità alle opere militari della Grande Guerra. Tutt’attorno c’è il placido lago dei Tre Comuni, fonte di serenità e di fascino.
Caterina non ha resistito: «A Trieste stavo bene, ma non sopportavo il lavoro nel chiuso di un ufficio. Volevo riscattare la mia libertà, che non ha prezzo. Non ho mai concepito un’attività professionale come mezzo per guadagnare lo stipendio. Mi portavo a casa frustrazioni e ansie.
Finché si è giovani non si può soccombere sotto il peso di logiche insopportabili. Allora, meglio darci un taglio per non vivere di rimpianti, così ho scelto di gustarmi il ritmo delle stagioni». Caterina ha deciso di riallacciarsi gli scarponi, di mettersi lo zaino e di riprendere il cammino della vita.
La volontà di non adagiarsi. La sua indole emerge nitida da un dibattito che si è sviluppato nel suo profilo Facebook. Ha condiviso una delle tante frasi che circolano nel mondo dei social, perché la sentiva “sua”.
L’ha impressa per costruirci un ragionamento: «Chi si accontenta gode è la filosofia dei finti soddisfatti e dei depressi sorridenti». Ha duettato con alcuni amici per ribaltare la prospettiva della rinuncia a osare: «Chi si accontenta muore, un giovane deve rischiare per dire che almeno ha provato a inseguire un sogno».
Caterina non si è però buttata a vanvera. Ha costruito le basi. Oggi ammette che il “paracadute” dei genitori è stato un elemento importante per la svolta, comunque non facile. Mamma Rita e papà Lucio hanno anticipato di una decina di anni il cammino della figlia.
Entrambi insegnanti a Trieste, hanno mollato tutto per avviare nell’oasi di pace di Cavazzo Carnico, tra prati e orti di famiglia, il ristorante Borgo Poscolle, pluripremiato dallo Slow Food con la famosa “chiocciola”, simbolo di qualità e di rispetto delle tradizioni locali.
C’è la Carnia nei piatti. Caterina si è aggrappata al coraggio dei familiari. Ha scelto la bellezza della Natura per vivere in una casetta di legno, dove l’essenziale è a portata di mano o, meglio, di connessione con il mondo: «Non mi serve niente di più. Sarebbe folle pensare di fare i soldi con l’agricoltura di montagna. Voglio semplicemente imprimere nelle relazioni il sorriso, non il musone».
A Trieste, è rimasto soltanto il fratello Antonio a occuparsi di insegnamento, mantenendo vivo un pezzo di tradizioni familiari. Nel gennaio 2015 è nata così l’azienda agricola guidata dalla giovane psicologa – coltivatrice. C’è tanta passione in quello che esprime.
Caterina si ferma, per poi riprende il discorso cambiando il tono di voce, in modo da far capire che la terra impone sacrifici. È bene averne coscienza, perché la semplice atmosfera bucolica evapora di fronte agli ostacoli.

Più cervello e meno pancia. C’è il rischio di restare con il cerino in mano, perché il lavoro in campagna ha ben poco da condividere con le scene da Mulino bianco, che servono soltanto per gli spot pubblicitari. Il suo è un ragionamento concreto: «L’entusiasmo va bene, anzi ci vuole soprattutto all’inizio.
E dopo? Cosa accade quando arriva la gelata improvvisa, o la tempesta, che distrugge il raccolto di un anno? Non si tratta di piantare qualche bel fiorellino, ma di individuare delle precise strategie. Le scelte devono poggiare su radici solide».
Caterina ha puntato sull’autosostenibilità: è dura vivere con le coltivazioni di nicchia. Il suo è un modello multitasking, che si sta diffondendo un po’ in tutt’Italia. È caratterizzato da varie funzioni: non solo agricoltura fine a se stessa, ma che si allarga alla trasformazione dei prodotti e alla vendita, in modo da concentrare tutta la filiera nelle stesse mani.
La vita nei campi non è più un semplice ritorno al passato, ma l’individuazione di una traiettoria di futuro che porta a forme integrate di funzioni a sostegno della redditività.
Nel caso di Caterina, alla coltivazione si sono aggiunte le pratiche professionali di pet therapy, in modo da valorizzare la sua passione per gli animali nelle relazioni con bambini, anziani e nei trattamenti di casi di disagio psico-sociale.
Caterina si muove su più fronti: un po’ coltivatrice, un po’ psicologa. Le attività agricole sono raggruppate sotto il logo aziendale de “La gallinella saggia”, il cui nome rievoca particolari sentimenti legati all’adolescenza. Capitava spesso che la mamma narrasse ai figli qualche favola della “buonanotte”.
Sceglieva qualcosa che lasciasse traccia di un’educazione ai valori della vita. Parte dei racconti erano tratti dalle fiabe della Disney, magari arricchite con qualche riferimento a tradizioni del luogo. Nel caso della “gallinella saggia”, il messaggio favorisce una visione di futuro contro la tendenza al “tutto e subito”.
Perciò, la parte più consistente dei chicchi di grano deve servire per la semina (non per il consumo immediato), in modo da garantire proficui raccolti. L’egoismo dell’oggi non può compromettere la prospettiva del domani. Si tratta di una filosofia impostata sull’essenzialità di valori irrinunciabili: rispetto della terra, utilizzo di metodi naturali e biodinamici, recupero delle tradizioni senza cadere in visioni mitologiche, valorizzazione della Carnia come area di forte identità.
Queste sono le pratiche adottate da molti giovani coltivatori delle vallate che spesso si incontrano nei vari mercatini locali e si aiutano l’un con l’altro. Gettano le basi per reti d’impresa. C’è tanto futuro.
«Ecco le prove che la mia gallinella – spiega Caterina con lo sguardo intenso che si apre a un sorriso solare – non ha mangiato con ingordigia più chicchi del dovuto, ma quelli sufficienti per vivere e gli altri li ha investiti, perché all’orizzonte ci sono altri giorni».

Tra piante e animali. La coltivazione degli ortaggi è la mission aziendale. In poco più di un ettaro di terreno, sparpagliato un po’ di qua e un po’ di là a causa dell’ossessione atavica dei confini rigidi, particolarmente diffusa in montagna, Caterina ha ripristinato alcune colture dimenticate, a partire dal rabarbaro, una pianta perenne, già presente in Carnia, come confermano le memorie degli anziani.
Le striature rosso vivo del gambo risaltano tra il verde delle foglie. A maggio (fino a settembre inoltrato) si cominciano a raccogliere le coste, la cui lavorazione permette la produzione di confetture apprezzate per lo spiccato sapore dolce acidulo.
Dalla fruttificazione delle 120 piante l’azienda ricava 200 chili di marmellata. L’idea è di dare un’identità precisa all’impresa. Così, lungo le file ordinate dei campi viene coltivato anche il ribes nero, una varietà più pregiata di quella rossa.
Le 200 piante assicurano un centinaio di chili di confettura. Poi c’è il topinamburg (rapa tedesca), una pianta contraddistinta dai bei fiori gialli che sembrano margherite: i tuberi bitorzoluti richiamano agli stessi usi delle patate.
L’innovazione aziendale interessa particolarmente la trasformazione della “materia prima”, che non riguarda solo gli ortaggi ma anche le erbe spontanee, per esempio lo sclopit, il tarassaco, l’aglio orsino e, in via sperimentale, le bacche di rosa canina (crema da cucina). Il risultato finale alimenta una buona linea di confetture e di prodotti sott’olio.
«Punto su questo segmento di lavorazione – spiega – perché garantisce un maggiore valore aggiunto». Non soltanto piante, ma anche animali. La sua piccola fattoria è diventata un rifugio: un paio di capre, quattro pecore, tre maialini vietnamiti (una varietà di compagnia), qualche gallina, un po’ di conigli. «Devo muovermi con prudenza – avverte – altrimenti mi arriva di tutto».
Gli altri scartano, lei accoglie. Gli asini Artù e Dory sono invece i protagonisti delle attività terapeutiche, assieme alla cagnolina Lily. Caterina ha infatti fondato da poco, con Anna Moretti e Fabiana Durisotti, l’associazione “Amaltea”, che come finalità adotta una serie di interventi assistiti con gli animali.
Ci sono altri progetti in itinere che riguardano tra l’altro la gestione di una fattoria didattica e sociale. Ma mette le mani avanti, per staccarsi da iniziative di tipo commerciale: «Per carità, niente inutili giochi gonfiabili che servono da parcheggio per i bambini. Niente musica a pieno volume».
Prende la sua Lily
in braccio e accarezzandola spiega la finalità di prossime sperimentazioni: «C’è tanto da fare per l’integrazione sociale di persone svantaggiate a causa di forme di disabilità». Sono le sensibilità nuove che crescono nei giovani in pace con se stessi.


 

domenica 12 novembre 2017

Monte Festa, 100 anni dopo: il ricordo della resistenza del 1917 (IV)

Si è svolta ieri sul forte di Monte festa la commemorazione dei cent'anni dalla resistenza che la guarnigione del forte oppose all'avanzata delle truppe austroungariche dopo Caporetto: i momenti maggiormente salienti sono stati la celebrazione di una messa a ricordo delle vittime del conflitto e la collocazione di una stele (opera dell'artista Giorgio Celiberti) tesa a richiamare le sofferenze della guerra e l'anelito alla pace.
Pubblichiamo il testo dell'intervento del consigliere regionale Silvana Cremaschi ed una selezione delle immagini fotografiche già apparse sulla rete. Naturalmente il Blog ospiterà volentieri commenti e riflessioni di quanti hanno preso parte alla significativa cerimonia.

"Dal 30 ottobre al 7 novembre 1917 duecento uomini arroccati nel forte del monte Festa riuscirono a bloccare la discesa lungo le Valli Tagliamento e Val Fella dei soldati dell'impero austroungarico che avevano sfondato a Caporetto;
dall'alto puntavano ai ponti per arrestarne l'avanzata; rifiutarono di arrendersi per poter prolungare la resistenza, per proteggere la popolazione e permettere alle compagnie italiane di arretrare dalla provvisoria Linea del Tagliamento verso le linee interne di difesa; finite le munizioni fecero saltare in aria i cannoni e le armi; cercarono allora di riparare a valle ma furono uccisi o arrestati e deportati.
Oggi abbiamo pianto la loro morte e la loro sofferenza; abbiamo celebrato il loro coraggio, la loro forza e la consapevolezza che la vita del singolo trova compimento nella vita di un popolo; salutando il nuovo monumento che li ricorderà ai nostri figli abbiamo giurato per chi ha dato la vita e per chi inizia una nuova vita che faremo tutto quanto sarà a noi possibile perché mai più i conflitti e le tensioni politiche si trasformino in massacri di persone;
Da oggi il nostro impegno contro tutte le guerre combattute nel pianeta, le guerre conosciute e quelle nascoste, si fa più forte
Da oggi diviene nostro l'impegno a conoscere le cause e i meccanismi che riguardano anche i nostri mondi apparentemente in pace ma che "costruiscono" guerre e massacri in paesi lontani." 











(Le foto pubblicate provengono dalle pagine fb della Pro Loco di Somplago e Mena, di Giovanni Stefanutti e di Silvana Cremaschi)


sabato 11 novembre 2017

Monte Festa, 100 anni dopo: il ricordo della resistenza del 1917 (III)

Un “inno alla pace” di Celiberti ricorda la battaglia del forte

Cavazzo Carnico: cento anni fa la resistenza sul monte Festa. Oggi la cerimonia e lo scoprimento del monumento
di Tanja Ariis

CAVAZZO CARNICO. Grande guerra: a 100 anni dall’eroica resistenza del Forte del monte Festa che permise alle nostre truppe di ricompattarsi sul Piave, il Comune di Cavazzo Carnico ha organizzato per sabato 11 un evento a ricordo di quei fatti e realizzato un monumento alla memoria: un “inno alla pace” , opera dell’artista Giorgio Celiberti. L’ente dal 2008 porta avanti con determinazione il ricordo di quella pagina di storia e dell’eroismo di quei soldati, con tanto di archivio su sito web (che ha anche permesso al nipote di un disperso di ricostruire gli ultimi giorni di vita del nonno e vederlo inserire nel monumento ai caduti di Colle Isarco) e vari interventi al Forte. Non senza difficoltà. L’evento,  organizzato dal Comune (in collaborazione con quelli di Bordano e Trasaghis, le Sezioni Ana Carnica e di Gemona, Gli Amici della fortezza di Osoppo e la Proloco di Somplago e Mena), voleva essere ben più significativo e coinvolgere anche l’Austria, spiega il vicesindaco, Dario Iuri, ma senza l’appoggio della Regione e dovendo basarsi solo su fondi propri di bilancio, non è stato possibile. 

«Senza polemica – dice– ma si parla tanto di Caporetto e ci dimentichiamo che la storia della Grande guerra nostra è questa. Gli uomini, quasi duecento, del Forte del monte Festa dal 26 ottobre al 6 novembre sbarrarono tutto e impedirono che le truppe tedesche arrivate a Stazione Carnia proseguissero. La loro resistenza è stata fondamentale per le truppe italiane». Alcuni anni fa tre ragazzi hanno preparato la tesi di laurea in architettura sul Forte. Pulirono la fortificazione, di cui non esistevano mappe, e ne setacciarono ogni angolo con rilievi dettagliati. Il Comune vorrebbe, ma non ha fondi, tradurre i dati emersi in una pubblicazione sul Forte, una delle opere militari più importanti di inizio ’900 in Fvg. Costruito nel 1910, era un efficace sbarramento per eventuali penetrazioni invasive provenienti dalla Carnia o dal Tarvisiano. 

Con la rotta di Caporetto, le truppe austro-ungariche trovarono via libera all’occupazione del territorio friulano attraverso la val Fella. È a questo punto che la posizione strategica del Forte entra in gioco. Nel 1917 tra ottobre e novembre il fuoco d’artiglieria del Forte riuscì a ritardare la discesa delle truppe d’invasione. Tutto ciò diede tempo alle nostre truppe impiegate sul fronte carnico di mettersi in salvo. 

La guarnigione del Forte non si arrese, resistette sino a esaurimento delle scorte di munizioni, fece saltare le bocche da fuoco prima di tentare di mettersi in salvo. La fuga durò poco, quasi tutti furono catturati. A quella resistenza eroica venne attribuita la Medaglia
d’argento al valor militare. 

(rid. e adat. da Messaggero Veneto, 10-11-17)