"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

giovedì 30 giugno 2011

Quel che si muove a ... Somplât. Festa del pesce e "Centrale aperta"

Per l'11° volta, a Somplago viene proposta  la "Festa del pesce" : tre giorni di festa, all'insegna del pesce di varia provenienza, dalle "trote nostrane"  alle proposte ittiche marine, accompagnate da musica e ballo.
Per domenica è prevista anche la visita guidata alla centrale, con l'iniziativa "Centrale aperta" e la possibilità di visitare una mostra fotografica sui lavori idroelettrici degli anni '50.


Ne dà notizia anche il sito "Carnia.La":

Edipower apre la centrale di Somplago alle visite domenica 3 luglio

di redazione 
Domenica 3 luglio, a Somplago, Edipower aprirà la centrale idroelettrica alle visite dalle ore 9.00 alle ore 16.00 nell’ambito dell’11esima Festa del pesce. Nella stessa giornata sarà allestita una mostra, con le foto storiche della costruzione della centrale, della diga di Verzegnis e di altre parti dell’impianto. Ecco due delle foto:

(da: http://carnia.la/2011/06/27/edipower-apre-la-centrale-di-somplago-alle-visite-domenica-3-luglio/ )

A Somplago, evidentemente, cercano la via del confronto e della collaborazione. In tanti apprezzano. Qualcuno, perplesso, parla di "liasons dangereuses".


E il lettori di "Alesso e Dintorni", ce dìsino?

mercoledì 29 giugno 2011

Tradizioni valdelaghine (quasi) dimenticate: la barcjuta di San Pieri

Il post dell'altro giorno, quello sulle tradizioni della "not di San Zuan" è stato uno dei più letti, anche se non ha suscitato commenti o integrazioni. Aggiungiamo allora ancora un altro flash, legato alla giornata odierna. C'è ancora qualcuno che ha fatto "la barcjuta di San Pieri"? Era una tradizione (non solo friulana, ma comune a tutta l'area alpina), abbastanza diffusa anche in Val del Lago, almeno fino agli anni '60.  La Barcja (o Barcjuta) di San Pieri consisteva nell'usanza di porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno (festività dei santi Pietro e Paolo), un contenitore di vetro riempito d'acqua su un prato (talvolta sulla finestra) e nel far colare nell'acqua un albume d'uovo.
Il mattino seguente si  sarebbero trovate nell'acqua delle strutture, formate dall'albume, che ricordavano le vele di una nave.
In considerazione di come apparivano le "vele" si poteva trarre buono o cattivo auspico di come sarebbe stata l'annata agraria o la vita della persona che era ricorsa alla predizione.
Ricordare queste tradizioni non vuol dire indulgere alla nostalgia ma offrire elementi di ricostruzione su un "mût di jessi" costruitosi faticosamente nei secoli. 

Si cìrin ideis par une maiute "par furlan"

Una propuesta ancja pa mularìa e pa zoventût creadoria da Val dal Lâc: tirâ fûr ideas pal sogjet di una maiuta furlana.


Concors gratuit pe miôr maiute par furlan: partecipe e passe la vôs ai toi amîs !



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Concors gratuit
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Partecipe ancje tu al concors gratuit - "Maiute award 2011 - la miôr - maiute par furlan" (no dome t shirt ma ancje felpis berets grimai mudandis e v.i.)

... e passe le vôs ai toi amîs!

Maiute award 2011 – iscrizions par email – mande une foto cun le maiute (o ancje dome il logo) dentri dal 2 setembar 2011 scrivint non cognon o sorenon, numar di cell. a faf1995@libero.it  il teme al è libar. Le opare e à di sei inedite. Premis ai vincidôrs.

Lis premiazions si davuelzaràn sabide 3 di setembar a lis 19.00 tal ambit di FAFieste 2011 a Blessan di Basilian (UD).

Info: faf1995@libero.it – 333 3613491


E JE UNE INIZIATIVE DE ASSOCIAZION

FAntats Furlans

moviment di zovins pal Friûl


martedì 28 giugno 2011

Quel che si muove a ... Cjavaç. Riattivato il "mulin di Gàspar"

Interessante notizia, quella pubblicata dal Gazzettino di oggi, relativa alla sistemazione e alla rimessa in funzione, almeno per una dimostrazione esemplificativa, del "mulin di Gàspar" di Cavazzo, uno dei più interessanti edifici del genere rimasti nella Valle del Lago. La struttura è stata efficacemente descritta da Vera Fabbroni Grillo nel volume della Filologica "Val dal Lâc" del 1987 alle pp. 329-334.





CAVAZZO CARNICO Era fermo dal 1964. All’opera un gruppo di paesani
Rimesso in funzione il vecchio mulino

Martedì 28 Giugno 2011, Il Gazzettino
CAVAZZO - La comunità si riappropria dello storico «Mulin di Gàspar» e prosegue nella riscoperta delle tradizioni di un tempo, come quella di ripulire la roggia in occasione della ricorrenza di San Pietro.
      Sabato un gruppo di paesani si sono ritrovati assieme presso l'unico dei vecchi mulini ancora esistente nel comune (e nell'Alto Friuli intero), quello appunto dell'antico mulinâr Gaspare Brunetti, che lo tenne in funzione fino al 1964, anno dell'esaurimento dell'acqua nella roggia.
      Il manufatto, ancora in ottimo stato di conservazione, grazie anche agli interventi di regimentazione del corso d'acqua, avvenuti negli anni scorsi, per l'occasione è stato rimesso in funzione alla presenza del figlio di Gàspar, Nevillo, e si è provato a macinare il grano, dopo che gli stessi paesani si erano spesi nell'arco della giornata per ripulire il canale dalle sporcizie varie. Un angolo di Cavazzo che in pochi conoscevano ha rivisto l'antico splendore.
      A proposito del nome del mulino, Gaspar, chissà perchè compare in tanti presenti in Friuli, quasi che il nome rappresenti un simbolo dell’antico mestiere e della categoria.
      D.Z.
     

Iniziative culturali dalla Carnia. Dai fucilati di Cercivento a ....

Segnaliamo ai lettori della Val del Lago un ciclo di iniziative culturali che si terrà nei prossimi giorni a Cercivento, per rileggere la storia, la demopsicologia, l'attualità.


*Cervelli in Movimento* “Cogito ergo sum”

Tutti gli appuntamenti presso la fattoria didattica e sociale
Bosco di Museis, Cercivento, Carnia

·       GIOVEDI’ 30 GIUGNO, ore 20:30

VIAGGIO NEL MISTERO
Intervista a Frà Elia

Presenta e conduce la serata Arda Roccalas, (Gaia Ciocca), demonologa, Milano.
Seguono domande ed interventi del pubblico.

Frà Elia nasce nel 1962 a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Sin dai primi anni di vita comincia a soffrire di strani stati di malessere durante il periodo di quaresima, come svenimenti, inappetenza e dimagrimento. I medici, non riuscendo a comprendere la causa di tali malori, gli diagnosticano disturbi neurovegetativi, presagendo un’imminente morte. A sette anni hanno inizio fenomeni mistici di visioni di angeli, e poco più tardi gli si presenta quello che diventerà il suo angelo custode: Lechitiel. Giovanissimo decide di entrare in convento e durante il periodo del noviziato, riceve sul suo corpo i “presunti segni della passione di Cristo”, le “Stigmate”,che verranno poi certificate dal neurofisiologo prof. Marco Margnelli. Nel 2003 fonda la comunità religiosa “Apostoli di Dio”, che ha sede presso un antico convento francescano del XXIV secolo, in Umbria. Frà Elia è in obbedienza al suo vescovo, il mons. Vincenzo Paglia, che ha incaricato un suo delegato, don Marco Belladelli per accompagnarlo nella sua missione. Frà Elia viaggia in tutto il mondo per testimoniare il Mistero della Fede su invito di sacerdoti, vescovi e cardinali.

Arda Roccalas, (pseudonimo di Gaia Ciocca) è laureata in Giurisprudenza e laureanda in Scienze Storiche ad indirizzo antico-medievale. Si dedica da molti anni alla ricerca in ambito demonologico ed antropologico. Si interessa altresì alle materie spirituali, alle discipline olistiche e alla letteratura. E' stata pubblicata in svariate antologie di poesia contemporanea.


·       VENERDI’  1 LUGLIO,  nel 95° anniversario della fucilazione dei 4 alpini

Ore 19:30 – a Cercivento, sul luogo della fucilazione (appena dietro al cimitero)

INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO
scolpito dall’artista Giuliano Giussani

saluto del sindaco e dei promotori

Celestino VezziI tragici fatti visti da Pré Toni Bellina

a seguire:

ORE 20:30 – AL BOSCO DI MUSEIS

LE FERITE DELLA GRANDE GUERRA

  interventi di:
Diego Carpenedo: (già Senatore della Repubblica): La Grande Guerrasul fronte carnico
Arturo Pellizzon (Historia – Limes club di UD-PN-VE):
La prima guerra mondiale; quello che non vi hanno mai raccontato

Segue lo spettacolo teatrale “Cercivento” di e con Carlo Tolazzi eClaudia Grimaz

·       SABATO 2 LUGLIO, ore 20:30 al Bosco di Museis

FUORI DAL TEMPIO
La chiesa al servizio dell’umanità

Presentiamo l’ultimo libro di don Pierluigi Di Piazza

con l’autore e i commenti di un monaco, un sacerdote, una suora, un vescovo
(e soprattutto del pubblico)

Presenta Francesco Brollo

Quest'anno Carniainmovimento sostiene la libera circolazione di idee e notizie sul nostro territorio: le libere offerte raccolte durante le serate saranno devolute al sito d'informazione www.carnia.la

Chi vuole sostenere Carnia.La può effettuare un bonifico presso il c/c di Nativi, società cooperativaIban: IT 18 P 08928 02204 010000030074 Causale: Cervelli in Movimento per Carnia.La

Tutti gli appuntamenti di questa estate nel sito www.boscodimuseis.it/eventi o inwww.carnia.la (nella home page).

lunedì 27 giugno 2011

Una fiction e un libro sul mito di Ottavio Bottecchia. Novità su "quel giorno a Peonis"?

Il Gazzettino di oggi dà notizia  che  stanno per iniziare le riprese di  una fiction televisiva su Ottavio Bottecchia e che, contemporaneamente, esce una nuova edizione del libro di Giuliana V. Fantuz dedicata al grande campione. Nel Comune di Trasaghis, e a Peonis in particolare, si attende con curiosità di sapere se verranno portati nuovi elementi per delineare le circostanze della fine del ciclista, su cui si sono diffuse tante versioni, spesso fantasiose e inverosimili e che, probabilmente, debbono invece imputarsi a un, per quanto banale,  incidente.


ASPETTANDO LA FICTION TELEVISIVA
Bottecchia, una nuova biografia sulla leggenda

Lunedì 27 Giugno 2011, Il Gazzettino
In attesa del primo ciak della fiction-tv che avrà per protagonista Ottavio Bottecchia, esce un'altra biografia che narra le vicende dell'indimenticabile corridore veneto-friulano. L'autrice è Giuliana V. Fantuz, che ha rivisitato per ben tre volte il volume uscito nel 2004 e ora ha appena dato alle stampe "Ottavio Bottecchia - La leggenda di Botescià" (edizioni Storiesfvg, 192 pagine, 25,50 euro). Il libro è arricchito iconograficamente dal materiale di Renato Bulfon, il collezionista di Mortegliano che ha dedicato 25 anni della sua vita a raccogliere memorabilia del "mito" che è considerato Bottecchia. La parola "mito" non è scelta a caso, visto che si moltiplicano le iniziative dedicate al corridore che, partito da poverissimo carrettiere da San Martino di Colle Umberto (Treviso), arrivò in Francia per partecipare al Tour diventando in tre anni - 1923, 1924, 1925 - uno degli atleti più celebri di tutti i tempi. L'ultimo Giro d'Italia gli riservò la tappa Spilimbergo-Lienz: ora nella città del mosaico, l'Associazione Bersaglieri organizza una mostra di foto e gadget su Bottecchia e il 24 e 25 settembre si correrà la prima ciclo-turistica d'epoca su strade bianche dell'Alta Marca trevigiana. S’intitola "la Ottavio Bottecchia".

domenica 26 giugno 2011

Un consiglio per ... andare a Bordano

Il San Simeone è stato allietato, ieri e oggi, dal volo di ali colorate nella manifestazione "Aria in festa". In attesa anche di nuove sul furto nella chiesetta, sulla rete è intanto apparso un convinto "consiglio" ad andare a visitare Bordano.
Sul sito "ciao.it" è stato pubblicato questo articolo, a firma "ilsostenibile"

Bordano è un piccolo comune in provincia di Udine, ai piedi dell'imponente monte San Simeone. Distrutta dal terribile terremoto del 1976 è stata ricostruita fedelmente al nucelo pre-sisma espandendo però ulteriormente l'abitato. Bordano è la città dei murales per eccellenza. Non si tratta però di quella discutibile forma d'arte di oggi che pasticcia un po' tutte le città, gli edifici, i monumenti e i mezzi di trasporto. No. A Bordano i murales diventano identità sociale. Praticamente ogni casa, chiesa, edificio pubblico ha su una delle pareti dei bellissimi murales raffiguranti farfalle più o meno stilizzate. Già perché Bordano è conosciuto come il paese delle farfalle.
Fin da quando nel 1905 gli studiosi naturalisti austriaci censirono ben 500 specie di lepidotteri, la zona del monte San Simeone era già nota agli appassionati di farfalle e di insetti. Infatti ci troviamo di fronte una zona dal microclima unico in Italia: un territorio diviso tra la valle del Tagliamento e il lago di Cavazzo. Grazie a questo clima particolare, proprio a Bordano si riproducono gran parte delle farfalle europee!
Il Friulano si sa, è uno che sa cogliere al volo le occasioni, e spesso le scelte si rivelano azzeccate e lungimiranti. Nel 1996 infatti è partita la l'iniziativa murales. Così quel delicato volo di farfalle è presente nella mente del Bordanese e del turista... che difficilmente dimenticherà questo caratteristico borgo friulano. Negli anni, agli artisti locali, si sono affiancati altri provenienti da altre parti d'Italia e d'Europa, ravvivando giorno dopo giorno le anonime mura delle case.
Di gran lunga principale attrattiva di questo paese è la CASA DELLE FARFALLE. La regione infatti ha concesso importanti fondi per la realizzazione di una struttura moderna, che già funziona a pieno regime, capace di raccogliere un incredibile varietà di specie di farfalle da ogni continente del mondo. Infatti la struttura riproduce fedelmente clima e ambiente dei continenti. Entrandoci la sensazione è magnifica. In un attimo ci si ritrova nelle zone umide delle foreste tropicali, o nelle zone più secche degli stati uniti... Un viaggio attorno al mondo nello spazio di qualche centinaio di metri quadrati!
Un viaggio per l'estate, la visita a Bordano. Strutture ricettive adeguate e moderne... Luoghi incantati tra le prealpi, le colline, i laghi e i fiumi... 
Un sogno che si realizza per grandi, bambini e appassionati di natura. Vale davvero la pena passarci qualche giorno

(da: http://viaggi.ciao.it/Bordano__Opinione_1304075)





Tutto bene, d'accordo. Ma anche i murales (e l'intero "progetto murales") avrebbero forse bisogno di una rinfrescata, sia effettiva che metaforica, per poter continuare ad essere proposti come attrattiva.

sabato 25 giugno 2011

Satanisti o fancazzisti: i nuovi "pellegrini" del San Simeone

C'è gente che s'inerpica sulle montagne: ed è un bene. C'è gente che si interessa delle chiesette alpestri: ed è un bene per la cultura (oltre che per l'anima). Ma che un incrocio di questi interessi porti, come è successo, a far sì che qualcuno sia entrato nella chiesetta di San Simeone, a 1200 metri di altezza, e non abbia trovato niente di meglio da fare che staccare un antico Cristo ligneo e portarselo via .... beh, francamente preoccupa. Non crediamo alle ipotesi di satanisti in attività; forse più probabile, se non un furto su commissione per grette questioni economiche, il  riflesso di un atteggiamento di noia, il brivido di una bravata, figlia di un "fancazzismo" che trova sempre più frequenti occasioni. In tutti i casi, un segnale preoccupante. (A&D)



BORDANO 

Rubato il Cristo dalla chiesetta sul monte



    Entrano nella chiesetta, smontano il crocifisso e rubano il Cristo. E' successo lo scorso fine settimana a Bordano quando i ladri si sono intrufolati nella chiesetta del Monte San Simeone (1215 metri d’altezza) e sono saliti sull’altare e divelto il Cristo. Ad accorgersi dell’accaduto alcuni ecursionisti che domenica hanno notato la mancanza del Cristo. Gli stessi hanno successivamente informato la parrocchia locale e il sindaco che ha dato l’allarme. Ora saranno le indagini dei carabinieri di Osoppo a stabilire se dietro questo gesto possa o no nascondersi una pista satanica. Rabbia e stupore nelle comunità di Bordano e Interneppo. La Chiesa, come spiega lo stesso primo cittadino di Bordano «non è solamente un luogo sacro ma è considerata un vero e proprio rifugio tanto da essere lasciata sempre aperta al pubblico». «Si tratta di un gravissimo atto di profanazione - continua Gianluigi Colomba –, inaccettabile non solo dal punto di vista religioso, uno sfregio anche per uno dei simboli più caratteristici del nostro paese».
    Dario Venturini
    (Messaggero Veneto 24 giugno 2011)

    venerdì 24 giugno 2011

    Cavazzo e Trasaghis ottengono contributi per la rimozione dell'amianto


    La stampa odierna riferisce dell'assegnazione di contributi dalla Provincia di Udine ai Comuni di Cavazzo e di Trasaghis per la rimozione di strutture in amianto negli edifici pubblici.


    Amianto da rimuovere
    contributi
    per 220mila euro

    Venerdì 24 Giugno 2011, Il Gazzettino
    UDINE - Quasi 220mila euro per interventi di rimozione e smaltimento dell’amianto. E’ l’ammontare complessivo dei contributi per cui la Provincia di Udine ha concluso l’istruttoria e che ora potranno essere erogati così come comunicato dall’assessore all’ambiente Enio Decorte nel corso dell’ultima seduta della Giunta provinciale. Destinatari degli stanziamenti, i comuni di Cavazzo Carnico, Cervignano del Friuli, Gonars, Reana del Rojale, Resia Ruda, San Daniele del Friuli e Trasaghis. Si tratta di una prima tranche di contributi relativi a parte delle domande pervenute quest’anno. (...) . Fondamentale il ruolo della Provincia in questa materia per l’assessore Decorte che ha sottolineato come «questi fondi consentiranno di realizzare gli interventi necessari per adeguare gli edifici di interesse pubblico e di utilizzazione collettiva, alle disposizioni della legge regionale 12/1998 che limita i finanziamenti soltanto agli edifici di proprietà pubblica».


    giovedì 23 giugno 2011

    Stasera "la not di San Zuan". C'è ancora qualcuno in Val del lago che ne conserva il senso?

    Stanotte sarà "la not di San Zuan": notte magica della tradizione friulana, e non solo. Anche in Val del Lago, fino a non molto tempo fa, c'era chi andava a raccogliere i fiori per comporre poi il "mac di San Zuan", c'era chi si alzava presto per calpestare  a piedi nudi la rugiada del mattino, convinto della validità propiziatoria..... Ricordi sbiaditi, quasi fantascienza. Ci piacerebbe sapere se c'è ancora qualcuno che ricorda questi riti e tradizioni (che si abbinano, del resto, nella memoria popolare, a  similari credenze riferite, fra qualche giorno, alla "not di San Pieri e San Pauli").  Lo spazio - blog è, come sempre, aperto.

    Intanto riproponiamo un  testo che riassume i termini della tradizione per l'intera area friulana.


    I falò della notte di San Giovanni

    di CRISTINA BURCHERI 

    Nel Friuli di una volta la notte di San Giovanni (a cavallo tra il 23 e il 24 giugno) si illuminava di fuochi. Questa antica festa del solstizio d’estate ha come protagonista il midili (anche medili) o il kries (o kres): un falò che prolunga nella notte la luce del giorno più lungo dell’anno. A proposito di questo rituale l’Ostermann, sul finire dell’Ottocento, spiegava: «Nella Slavia italiana il kres si accende sulle alture e vi conviene quasi l’intero villaggio; mentre arde il kres, si suonano a stormo le campane e si sparano fucilate e mortaretti, e tutta la popolazione manda grida di allegria».
    Con l’avvento del cristianesimo questo rito di passaggio di matrice pagana è stato dedicato a San Giovanni, mantenendo comunque intatta l’unicità di questa notte a cui sono legate pratiche particolari che riguardano, in gran parte, la sfera femminile come la confezione dei križaci e krancelni (croci e ghirlande) con fiori di campo, la divinazione del futuro con il bianco d’uovo o il piombo fuso,
    la raccolta della rugiada all’alba. Un’antica storia è stata sottratta da Ostermann all’oblio dei tempi sfogliando gli atti processuali dell’Inquisizione. Lo studioso scrive: «Nel 1605 Maria, moglie di Girolamo Boccalini da Pordenone, essendo ancora nubile e desiderando sapere chi le era destinato per marito, fece nella notte di San Giovanni alcuni sortilegi. Mentre stava per coricarsi avendo ancora il lume acceso, venne il diavolo sotto le sembianze di un orribile drago e montò sul letto; spaventata chiamò in aiuto due donne, che le dissero di fare il segno della croce: appena fatto ciò, l’orribile drago se ne fuggì».
    Tra le ragazze in età da marito erano comuni diverse pratiche. Certune esponevano alla rugiada della notte di San Giovanni il proprio grembiule: la mattina seguente, affacciatesi alla finestra, restavano all’ascolto poiché il primo nome che sentivano sarebbe stato quello del futuro marito. Altre, in punto alla mezzanotte, scuotevano dalla finestra una tovaglia, sicure che così facendo avrebbero potuto intravedere l’ombra di colui che le avrebbe condotte all’altare.
    E ancora: c’era chi metteva tre fagioli sotto il cuscino: uno con la buccia, uno sbucciato a metà, uno senza buccia. La mattina la giovane appena sveglia estraeva a caso un fagiolo: se era quello con la scorza avrebbe sposato un ricco, se quello sbucciato si sarebbe accasata con un povero, se l’altro ancora si sarebbe maritata con un uomo di mediocre fortuna. Una variante prevedeva l’uso di due soli fagioli: uno bianco e uno nero. Se al risveglio nel giorno di San Giovanni alla giovane capitava il fagiolo nero era segno che si sarebbe sposata entro l’anno; se in sorte le fosse toccato quello bianco, sarebbe rimasta zitella un anno ancora.

    mercoledì 22 giugno 2011

    Quel che si muove a ... Bordan. Domenica il "camaleonte day"


    Interessante e suggestiva la nuova proposta che arriva, per domenica prossima, da parte della "casa delle farfalle" di Bordano: una giornata alla scoperta dei camaleonti. Siamo in tema di integrazione,   di confronto e di conoscenza, anche - evidentemente - per quanto riguarda il mondo animale (il caso colibrì insegna). Qualcuno, intanto, si interroga: "No vino avonde ucéei e bestiis nestris di studià?".



    Camaleonte day a Bordano

    Domenica 26 giugno appuntamento alla Casa delle farfalle per ammirare da vicino questi straordinari rettili e conoscerne le insolite particolarità

    camaleonte -
    Lenti nelle loro movenze e tuttavia abilissimi predatori, non arriveranno certo primi a concorso di bellezza, ma nessuno potrà contendere loro il titolo di campioni assoluti di mimetismo.Stiamo parlando dei camaleonti, ai quali la Casa delle Farfalle di Bordano ha voluto dedicare il CAMALEONTE DAY, in programma domenica 26 giugno, per ammirare da vicino questi straordinari rettili e conoscerne le insolite particolarità. 

    Diffuso quasi esclusivamente nel continente africano e in Madagascar, il camaleonte vanta caratteristiche davvero esclusive: gli arti conformati a pinze e la coda prensile a fungere da vero e proprio quinto arto, gli occhi che si muovono autonomamente l’uno dall’altro, la caratteristica lingua capace di estendersi fino a raggiungere dimensioni pari alla lunghezza di tutto il corpo!

    E al CAMALEONTE DAY sarà possibile osservare nel modo migliore la sua qualità per eccellenza assistendo al fenomeno del mimetismo, con l’incredibile cambiamento di colore che l’animale impiega per occultarsi alla vista dei predatori, per sorprendere le prede, oppure – mostrando una livrea particolarmente sgargiante - per intimorire altri camaleonti maschi che volessero contenderne il territorio.

    A Bordano saranno protagonisti numerosi esemplari di diverse specie: dal “Camaleonte Pantera” (Furcifer pardalis), tra i più variopinti e apprezzati per la spettacolare varietà di combinazioni di colori, ai minuscoli Rampholeon lunghi pochi centimetri e al “Camaleonte di Jackson” (Chamaeleo jacksoni) i cui maschi, nei combattimenti territoriali, utilizzano le tre lunghe corna di cui sono dotati. 

    Nel corso della giornata si potranno effettuare delle visite guidate con il biologo Francesco Barbieri, che fornirà nozioni e curiosità su questi insoliti animali; alla Casa delle Farfalle sarà anche presente il veterinario Alessandro Bellese, esperto di fauna esotica, pronto a rispondere alle domande dei visitatori; inoltre, a orari prestabiliti, si potrà assistere al “pranzo” del camaleonte cacciatore passivo imbattibile per adattamento e dissimulazione: immobile e ’invisibile’ alle prede, farà scattare la sua lingua per catturarle con abilità magistrale. Uno spettacolo imperdibile e, per chi ha buoni riflessi, da immortalare in una foto davvero eccezionale!

    da: http://www.ilfriuli.it/if/cronaca/costume-e-societ/59398/
    Al CAMALEONTE DAY sono tutti benvenuti, adulti e bambini: la Casa delle farfalle metterà a disposizione i propri animatori che coinvolgeranno gli ospiti più piccini con giochi didattici e attività di intrattenimento, illustrando in maniera divertente contenuti educativi come la biologia e le caratteristiche di questi simpatici rettili.

    martedì 21 giugno 2011

    Quel che si muove a ... Curnin. Voli di grifoni su acque trasparenti

    Lasciamo per un istante la discussione sull'incerto trasferimento dei colibrì a Bordano (in attesa naturalmente dei prossimi sviluppi) e segnaliamo un'interessante pagina apparsa sul Blog di "Sentieri natura" dedicata alla riserva naturalistica di Cornino, tra l'incredibile colore delle acque del lago ed il suggestivo volo dei grifoni. Un motivo in più per conoscere ed apprezzare il territorio.




    Avvoltoi!


    Il Lago di Cornino (presso Forgaria) è noto per lo splendido colore delle sue acque. Piccolo e incastonato in una conca racchiusa tra la strada e la montagna, è caratterizzato da un colore turchese intenso che sfuma in prossimità delle rive. Dal Centro visite della riserva naturale Lago di Cornino è possibile compiere un giro anulare che comprende anche una piccola altura, splendido punto di osservazione sul Tagliamento sottostante.

    Lo splendido colore delle acque del lago di Cornino presso Forgaria

















    Durante il breve percorso tra la boscaglia si intravedono scorci sul lago al quale è possibile avvicinarsi in prossimità di qualche spiaggetta. Ho potuto osservare diversi pesci e una natrix tessellata a caccia, oltre ai più comuni gerridi camminatori sul pelo dell'acqua.
    Dopo gli abitatori dell'acqua, presso il Centro visite si passa ad osservare gli abitatori dell'aria. Nelle voliere abbiamo a disposizione ad esempio i gufi reali e gli allocchi degli Urali. Si è scoperto da pochissimo che questi ultimi nidificano anche nella nostra regione. In una voliera molto capiente sono osservabili anche alcuni esemplari di grifoni e un capovaccaio inetti alla vita selvatica. Ma il punto forte è a mio avviso l'osservazione dal vivo dell'attività dei volatili nel carnaio, posto nelle vicinanze ed osservabile con un binocolo, dove viene fornito cibo agli avvoltoi. I grifoni infatti, ecospazzini, si nutrono di carcasse e nei periodi di magra possono contare per l'alimentazione su questa localizzazione. Nel giorno della mia visita c'erano parecchie decine di grifoni posati o saltellanti nel carnaio (è buffo il loro modo di camminare saltellando) che si sono a poco a poco alzati in volo. Ogni esemplare adulto consuma in media mezzo chilo di carne al giorno. Gli esemplari inanellati sono oggetto di studio da parte dei faunisti che possono così risalire alle loro abitudini di viaggio e alla loro provenienza: si parla di Paesi dalla Spagna alla Macedonia.

    Grifone in volo



















    All'interno del Centro visite, tra l'altro, è possibile osservare in diretta - grazie a telecamere puntate sugli uccelli - l'attività dei grifoni nel sito. E' chiaro che l'alimento, di solito carcasse di maiali, richiama anche altre specie, tipo le cornacchie. Ogni tanto, al mattino presto, è segnalata anche la presenza dell'aquila. Ora so che non è solamente cacciatrice ma, all'occorrenza, si adatta anche a mangiare animali già morti.

    Post originale:
    http://sentierinatura.blogspot.com/ 



    lunedì 20 giugno 2011

    Colibrì e Bordano, nuovi dettagli sulle dichiarazioni del dott. Rimoli

    Il sito "Alto Friuli" riprende e sviluppa i contenuti dell'intervista del dott. Rimoli, direttore del Centro di Miramare, in merito all'ipotizzato trasferimento dei colibrì da Trieste a Bordano.

    I colibrì? 'Alieni ospedalizzati'.
    Rimoli li racconta

    di David Zanirato
    I colibrì? 'Alieni ospedalizzati'.
Rimoli li racconta
    Stefano Rimoli, direttore del Centro di Miramare, decide di rompere il silenzio sulla bistrattata vicenda degli uccelli in sfratto dalla loro casa triestina. Dice di non avere nulla contro Bordano e la Casa delle Farfalle a cui apre per delle collaborazioni, ma precisa:'Affinchè si possa continuare a studiarli, serve loro garanzia di un equipe medico-chirurgica'. “I nostri colibrì sono degli alieni ospedalizzati e prima di qualsiasi struttura al mondo, hanno vitale bisogno della loro affiatata equipe medica”. Stefano Rimoli, direttore del Centro di Miramare, decide di rompere il silenzio sulla bistrattata vicenda degli uccelli in sfratto dalla loro casa triestina, per i quali dal premier Berlusconi in giù si stanno spendendo un po’ tutti.
     
    Rimoli sceglie di intervenire ora dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla futura destinazione degli 83 esemplari - la Casa delle Farfalle di Bordano, l’Università di Udine o la facoltà di veterinaria dell’Università marchigiana di Camerino - per la quale si stanno dividendo istituzioni e scienziati.
     
    “Qui stanno sorgendo delle incomprensioni perchè all’interno dello Stato e delle sue varie diramazioni, il braccio destro non sa cosa sta facendo il braccio sinistro – metaforizza Rimoli – non c’è assolutamente nessuna pregiudiziale su Bordano, anzi con il direttore Barbieri anzi c’è un ottimo rapporto ed il sottoscritto nel febbraio scorso stava proprio cercando un appartamento nel comune per un ipotesi di trasferimento, ma qualcuno sta giocando a strumentalizzare il tutto, cercando di mettere contro le due strutture”.
     
    E per spiegare che la questione non è da intavolare prettamente sulla sede, Rimoli fa notare come nessun centro al mondo sia riuscito a mantenere una popolazione di colibrì stabile come quella di Miramare, “persino i più quotati come il Giardino zoologico di Londra oppure il Tiergarten di Vienna hanno fallito nell’impresa”.
     
    Da dove bisogna partire allora per dare un futuro a questi volatili? “Occorre capire chi è in grado di dare garanzie di ospitalità alla equipe medica e al comitato scientifico che da 10 anni si sta occupando di loro vivendo praticamente in simbiosi” replica Rimoli. Un gruppo unico in grado di rispettare equilibri delicatissimi per i colibrì, una specie tropicale dalle caratteristiche uniche: speranza di vita dai 3 anni ai 10 anni, 1200 battiti del cuore al minuto, battito delle ali 80 volte al secondo, glicemia molto alta (e per questo continuare a studiarli potrebbe aiutare a risolvere anche il problema del diabete per l’uomo).
     
    Ad accudirli e curarli ci stanno dietro 23 persone, di cui 9 docenti universitari, 5 veterinari, 5 allevatori esperti, e poi degli impiantisti, degli “animal keeper” e dei “missionari” sudamericani, giovani veterinari e biologi che hanno lo status simile a quello dei diplomatici ma che a Trieste sono costretti a mangiare alle mense Caritas (il costo complessivo per sostenere la struttura si aggira sui 100 mila euro l’anno). “Per garantire questo modus operandi unico al mondo – aggiunge Rimoli - occorre fissare preliminarmente le regole del gioco, poi si può passare a scegliere la realtà giuridica all’interno della quale iscrivere il tutto, di sicuro l’Università di Udine non ha le competenze che servono”.
     
    E questo “preliminare” è quello che è stato firmato nelle settimane scorse attraverso il quale si dovrebbe creare una nuova “onlus” pubblico-privata, si garantiscono la direzione scientifica all’ex centro triestino, e si coprono gli ingenti debiti pregressi di Miramare.
     
    La sede? Matelica, borgo delle Marche dove la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Camerino ha messo a disposizione 1700 metri quadrati di cliniche per ospitare le serre dei colibrì e soprattutto l’intera equipe medico-chirurgica. Spazi e condizioni che Bordano fa notare Rimoli “non riuscirebbe a garantire, a meno che non si prospetti l’acquisizione di una stazione mobile per il personale medico; ma noi comunque abbiamo già dato disponibilità per valutare alcune forme collaborative con la Casa delle Farfalle, dato che per esempio con il dottor Costa dell’Acquario di Genova abbiamo preventivato una piccola filiale presso la loro struttura”.
     
    Si riuscirà nella mediazione? Occorrerà attendere il prossimo vertice previsto per fine settimana in Prefettura a Trieste.

    (da: http://altofriuli.com/montagna/?id_evento=3681)