"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

"Alesso e dintorni", dal puint di Braulins al puint di Avons

sabato 31 ottobre 2015

Somplago e altre 25 centrali friulane cambiano proprietà. Perplessità tra Cellina e Tagliamento

Come già riferito ....

Le 26 centrali del Fvg cedute a una Spa di Bolzano

Effetto della scissione di Edipower che vende a Sel il “Nucleo di Udine”. Comprende gli impianti principali di Somplago e Ampezzo e altre 18 strutture
Passano di mano 26 impianti idroelettrici friulgiuliani. Ovvero la quasi totalità del “patrimonio” utile alla produzione di energia idroelettrica della regione, che da Edipower andranno a Sel spa, Società elettrica altoatesina.
A dare l’annuncio è A2A, la più grande multiutility italiana, che informa dell’avvenuta assemblea straordinaria della controllata Edipower e Cellina energy nel corso della quale è stato approvato il processo di scissione non proporzionale di Edipower. L’operazione prevede l’assegnazione a Cellina energy di un compendio costituito da un complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower e dei relativi rapporti giuridici. (...)
Se A2A non dettaglia quali siano le centrali idroelettriche interessate dal cambio di proprietà, lo fa Sel Spa. «Abbiamo deliberato l’uscita di Sel da Edipower in cui deteniamo una quota oggi pari all’8,54 per cento. Grazie all’acquisizione delle quote minoritarie di diverse banche in aggiunta alla propria partecipazione in Edipower, Sel rileverà un parco di centrali idroelettriche nelle province di Udine, Gorizia e Pordenone».
«Sel esce da una società nazionale in cui detiene una piccola quota di partecipazione - ha detto il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher - e questa quota minoritaria dell’8,5 per cento, viene convertita in un pacchetto di impianti idroelettrici in Friuli».
«Con questa operazione - ha detto l’assessore all’energia Richard Theiner - cediamo la partecipazione in centrali a produzione fossile e guadagniamo un parco centrali che punta sulla produzione da energia rinnovabile». Il parco di centrali è quello che Edipower indica come “Nucleo di Udine”, che ha sede a Somplago di Cavazzo Carnico, e raggruppa gli impianti situati in Fvg e che utilizzano le acque del torrente Cellina, dei fiumi Isonzo e Tagliamento e di alcuni affluenti, comprese le dighe, le opere di derivazione, le stazioni elettriche e le pertinenze.
Il Nucleo si compone di 8 impianti principali di cui 2 di grandi dimensioni (Somplago e Ampezzo), 6 di medie dimensioni (Barcis, San Leonardo, San Foca, Cordenons, Villa Rinaldi, Ponte Giulio) collegati alla rete ad alta tensione, e 18 minori collegati alla rete a media tensione.
(Messaggero Veneto, 29 ottobre 2015)
E delle preoccupazioni derivanti da questi nuovi assetti societari si fanno portavoce i Comitati della Montagna, che hanno indetto per lunedì prossimo una conferenza stampa a Udine:
Lunedì 02.11.2015 ore 10
        palazzo della Regione 
       Udine via Sabbadini, 30
                 Sala Modotti
I Comitati di difesa territoriale della montagna  terranno una conferenza stampa sul tema:   
   FRIULI: UNA COLONIA   
         IDROELETTRICA
Le numerose centrali idroelettriche, presenti in Friuli che producono un’ingente ricchezza sfruttando le nostre acque,  continuano a passare di mano da padroni foresti a padroni altrettanto foresti mentre la politica e le istituzioni regionali  fanno da spettatori, anzichè svolgere un ruolo attivo nel settore, come dovrebbero.
L’annunciato passaggio di mano di centrali idroelettriche da Edipower alla sudtirolese SEL avrà….ulteriori sviluppi. 
Interverranno:
Paolo Querini, Comitato  Val Degano
Antonino Galassi,Comitato Acqua Libera, Val But
Franceschino Barazzutti, Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento




venerdì 30 ottobre 2015

Il Lago ed i finanziamenti europei: avviata una collaborazione italo-slovena

Un progetto europeo per la rinaturalizzazione del lago di Cavazzo

   
Dopo l’intensa e proficua campagna di ricerche condotta sul lago di Cavazzo o dei Tre Comuni nell’ultima settimana di giugno dai ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine (ISMAR) di Bologna del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) continua la collaborazione dei Comuni rivieraschi  e dei Comitati per la difesa e la valorizzazione del lago con questo prestigioso istituto di ricerca, che al momento sta elaborando i dati raccolti durante la campagna di rilievi sul lago (dati che saranno resi noti ad eleborazione completata).
      Al fine di acquisire con ulteriori studi un quadro completo dello stato del lago, quadro preliminare e funzionale all’attuazione del Piano Regionale di Tutela della Acque (PRTA) che per il lago prevede di valutare “la fattibilità tecnico-economica di realizzazione di un canale di by-pass che convogli direttamente le acque della centrale di Somplago all’emissario del lago di Cavazzo con lo scopo di recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso” l’Assessorato Regionale all’Ambiente, i Comuni di Trasaghis, Bordano e Cavazzo Carnico d’intesa con i Comitati di difesa e valorizzazione del lago, l’Istituto di Scienze Marine di Bologna e l’Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste con la partecipazione di ricercatori sloveni,  stanno lavorando alla predisposizione di un progetto di ricerche sul lago di Cavazzo o dei Tre Comuni  e su un lago della Slovenia da presentare, all’apertura del bando, per il finanziamento all’Unione Europea nell’ambito di un programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
     In questi ultimi anni il Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni ha destato un via via crescente interesse turistico e ricreativo raggiungendo nella stagione appena conclusa un elevato livello di presenze nazionali ed estere. Ciò impone che si pongano in atto interventi mirati a “recuperare le condizioni di naturalità del lago stesso”, così come dispone il Piano Regionale di Tutela delle Acque e come lungamente atteso dalle popolazioni della Valle del Lago.

(Fonte: Comune di Trasaghis)



giovedì 29 ottobre 2015

Un sorriso in ospedale, nel ricordo di Matteo

SORRISI PER MATTEO
Ieri pomeriggio, da parte dell'associazione "Matteo Chef giramondo" (che propone iniziative di solidarietà nel ricordo della figura di Matteo Rodaro di Avasinis), sono stati consegnati dei simpatici peluche, prodotti da una nota azienda friulana, alle bambine ed ai bambini ricoverati nella Clinica Pediatrica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria "Santa Maria della Misericordia" di Udine.
I rappresentanti dell'Associazione sono  stati accolti dalle volontarie dall'A.B.I.O. di Udine (Associazione per il Bambino in Ospedale) che quotidianamente dispensano sorrisi ed umanità ai piccoli pazienti.
Da parte di "Matteo chef giramondo" è stato espresso "Un ringraziamento a tutti Voi, che attraverso il tesseramento e le elargizioni liberali, avete sostenuto e sostenete la nostra Associazione, contribuendo a donare sorrisi in memoria di Matteo.
Prossimamente ci recheremo in altre strutture socio-sanitarie del Friuli Venezia Giulia, con nuove iniziative a favore dell'infanzia e della terza età ...a maggio 2016 tornerà il "Concerto per Matteo" con sorprese "vip" che Vi sveleremo settimana dopo settimana".


Per info:
matteochefgiramondo@gmail.com
tel. 348-256 64 41
...................

mercoledì 28 ottobre 2015

Somplago caput mundi. Grandi manovre attorno ad Edipower

Grandi manovre nel settore dell'energia, con mutamenti dell'assetto societario di Edipower col cambio di titolarità   di diverse strutture dell'idroelettrico friulano. Si rimane in attesa di sapere se all'operazione saranno interessate anche Somplago e le centraline carniche.

Edipower cederà agli altoatesini una parte dell’idroelettrico friulano


Le assemblee straordinarie di Edipower e Cellina Energy, società interamente partecipata da Società Elettrica Altoatesina (SEL Spa) hanno approvato il progetto di scissione non proporzionale di Edipower. A renderlo noto A2A in un comunicato dove si precisa che l’operazione “prevede l’assegnazione a Cellina Energy di un compendio costituito da un complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower e dei rapporti giuridici attivi e passivi a essi funzionali, il personale operante in tali impianti nonché elementi patrimoniali attivi e passivi”.
a2aL’operazione si inquadra nell’ambito di un accordo quadro – sottoscritto oggi – diretto a disciplinare i presupposti, i termini e le condizioni, nonché i tempi di realizzazione,dell’uscita dal capitale sociale di Edipower non solo di Societa’ Elettrica Altoatesina ma anche dei soci finanziari Banca Popolare di Milano, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Spa.
L’operazione avrà efficacia, non appena decorsi i termini di legge e perfezionati gli adempimenti necessari per poter firmare l’atto di scissione, nella prima parte del primo trimestre 2016, e prevede un meccanismo di aggiustamento in relazione alla situazione patrimoniale alla data di efficacia della scissione.
A valle di questa operazione, il capitale sociale di Edipower sarà detenuto al 100% da A2A. “Ciò comporterà per Edipower – spiegano dalla società – un determinante recupero in termini di competitività e per l’intero Gruppo A2Auna significativa semplificazione gestionale, oltre all’integrazione e all’efficientamento degli impianti a ciclo combinato, presupposto indispensabile per generare sinergie e valore in un settore attualmente in sofferenza come quello della generazione a gas”.
QUALI LE CENTRALI INTERESSATE ALLA CESSIONE?
Il marchio della Società elettrica altoatesina
Il marchio della Società elettrica altoatesina
Al momento A2A non ha reso noto quali saranno le centrali idroelettriche interessate dal cambio di proprietà, qualche elemento in più lo fornisce SEL Spa che in un proprio comunicato spiega:
“Abbiamo deliberato l’uscita di SEL dalla società energetica italiana Edipower, in cui SEL detiene una quota attualmente pari all’8,54%. SEL SPA è tra i soci di Edipower dal 2012, in virtù della precedente partecipazione nella società Delmi.
Nel concreto, grazie all’acquisizione delle quote minoritarie di diverse banche in aggiunta alla propria partecipazione nella società Edipower, SEL SPA rileverà un parco di centrali idroelettriche nelle province di Udine, Gorizia e Pordenone. “In tal modo siamo riusciti nell’intento”, così il Presidente di SEL SPA Wolfram Sparber, “di uscire da una società a produzione fossile e rilevare in luogo di essa un parco centrali idroelettriche a produzione rinnovabile”.
Giovanni Polonioli, Presidente di Edipower e Vicepresidente di SEL SPA, è particolarmente lieto del fatto “di essere riusciti a mettere d’accordo gli altri soci di Edipower, anticipando così di due anni la possibilità di uscire dalla stessa e trasformando la nostra partecipazione di minoranza in Edipower nella piena proprietà di un asset idroelettrico”. L’operazione verrà concretizzata nei prossimi mesi.
Aew, partner del processo di fusione in atto, è stata tempestivamente informata in modo trasparente dell’operazione straordinaria. La questione verrà trattata nella prossima seduta del CdA di aew sulla base delle valutazioni legali e finanziarie richieste. I dettagli dell’operazione verranno resi noti in un secondo momento, non appena la stessa sarà conclusa definitivamente.


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martedì 27 ottobre 2015

Il tempo del silenzio e delle lacrime (III)

L'edizione di Pordenone del Messaggero Veneto ha dedicato un articolo alla triste vicenda di Pier, il bambino di Trasaghis scomparso negli scorsi giorni: l'angolazione è quella ripresa dall'ospedale di Aviano, dove Pier era in cura, e dove, nonostante tutto, c'era attenzione per i suoi interessi e le sue passioni.
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«Il sorriso di Pier ci è rimasto nel cuore»

Il Pordenone calcio gli aveva regalato il pallone con cui giocava al Cro. Vinto dal male che l’ha colpito dopo la perdita del padre
PORDENONE. Un bambino e una montagna. Una spaventosa differenza di proporzioni fra un cucciolo di uomo e una vetta impossibile da scalare.
La storia di Pier Della Pietra, 7 anni, friulano di Trasaghis, in fondo è tutta qua. E’ una di quelle che ti sbattono in faccia una realtà impossibile da accettare.
Un papà perso in un incidente stradale in moto e, subito dopo, le prime difficoltà nell’incedere, i segnali che qualcosa, in quel piccolo corpicino, ha smesso di funzionare.
Una conseguenza del trauma subito per la perdita del genitore, si pensa inizialmente. Invece è una malattia senza scampo al cervello.
Pier comincia il suo calvario fra le strutture sanitarie della Carnia, di Trieste e infine al Cro di Aviano, dove l’angelo dei bambini, il dottor Maurizio Mascarin, e gli operatori dell’area giovani lo adottano, di fatto, provano a portare un po’ del suo peso, a rendergli meno improba la fatica di affrontare un giorno dopo l’altro.
E Pier continua la sua vita, nell’istituto, come ogni altro piccolo paziente, con il coraggio di chi affronta un destino assurdo e una voglia di volare più forte di quelle ali spezzate prima ancora di poter essere spiegate.
Lo va a trovare il Pordenone calcio, a Natale, e gli regala un pallone. E’ il Pordenone di Fabio Rossitto, che in campo, nel girone di ritorno, mette una forza d’animo straordinaria e risale dallo sprofondo di un ultimo posto e di una retrocessione diretta che sembrava inevitabile.
Pier con quel pallone ci gioca, in istituto, tira calci fra i reparti, si ricorda di quella giornata con i calciatori neroverdi e riesce, lui che deve combattere la malattia, a infondere serenità e sorrisi a chi gli sta intorno.
E combatte, soprattutto combatte, sognando un giorno di poterli tirare su un campo verde, quei calci al pallone.
Invece non è un film americano, non è una storia a lieto fine. I miglioramenti che il ragazzino fa registrare nell’ultimo periodo si stemperano improvvisamente in un nuovo tornante e un’altra terribile salita da affrontare. Questa volta, purtroppo, fatale.
Pier ci prova, ma non ce la fa. Si consegna al destino e raggiunge suo papà prima del tempo.
A piangerli restano una mamma straordinaria, Cinzia, il fratello, la sorella, i nonni Doriano e Carla. La forza di una famiglia carnica che è una roccia.
Ma soprattutto rimangono quei calci al pallone del Pordenone, quel tentativo di riscatto, quella contagiosa voglia di non mollare.
La battaglia di Pier non è stata vinta ma tante, purtroppo, ne restano ancora da affrontare. Anche per rispetto di quel sorriso e di quella voglia di vivere del bimbo coraggio che non mollava mai.
(Messaggero Veneto - edizione PN - 26 ottobre 2015)

lunedì 26 ottobre 2015

Ecomuseo, venerdì la Mappa, sabato il varo della barca sul Lago

PRESENTAZIONE DELLA MAPPA DI COMUNITA’ DELLA VAL DEL LAGO

Venerdì 30 ottobre, alle 20,30, presso la sala del Centro servizi di Alesso sarà presentata la Mappa di comunità della Val del Lago, realizzata dopo un processo partecipativo promosso dall’Ecomuseo della Val del Lago che ha coinvolto la popolazione locale ed i visitatori del nostro bellissimo lago e che si è reso possibile grazie al contributo del GAL Open Leader, nell’ambito del progetto di cooperazione interterritoriale Costituzione di una rete ecomuseale per la gestione dei propri paesaggi” previsto dal Piano di Sviluppo Locale.
Interverranno Gianluigi Colomba, membro del Consiglio delle Istituzioni dell’Ecomuseo, Francesca Comello presidente di Open Leader, Luigi Stefanutti coordinatore dell’Ecomuseo, Ileana Toscano, facilitatrice e Saul Darù illustratore. 
Durante la presentazione della mappa saranno illustrati gli obiettivi dell’iniziativa, i metodi utilizzati e le tematiche trattate e verrà presentato un video, realizzato dalla società RedOn, che documenta il “Cantiere del paesaggio”, incentrato sulla ricostruzione della barca tipica del Lago, allestito a conclusione del progetto.

Strumento innovativo e con ampie ricadute sociali e culturali, la mappa di comunità è un percorso che, attraverso il dialogo tra i residenti, la raccolta di memorie e immagini e la riflessione collettiva sulle prospettive future di sviluppo, mira a intrecciare in maniera creativa il passato, il presente e il futuro di un territorio. Il risultato finale è una rappresentazione cartografica in grado di segnalare non solo gli elementi del patrimonio materiale e immateriale, ma anche le trasformazioni sociali, economiche e paesaggistiche riscontrabili localmente.
L’Ecomuseo della Val del Lago, con il fondamentale apporto dei rappresentanti dei tre Comuni coinvolti nell’iniziativa ecomuseale e delle associazioni locali, dando continuità alle iniziative già realizzate nell’ambito della valorizzazione del territorio e della riscoperta del patrimonio locale, ha proposto e ideato un percorso scandito dapprima dalle interviste rivolte ai testimoni privilegiati, successivamente da una passeggiata esplorativa ed in ultimo da un laboratorio partecipato per disegnare assieme la mappa di comunità del Lago, teatro di incontri e scambio di opinioni durante un fine settimana. Nell’impostare il lavoro partecipativo, considerando il contesto e i risultati che si intendevano raggiungere, fin da subito si è stabilito di indagare tre grandi temi che riguardavano il Lago: il presente del Lago inteso come “paesaggio da vivere” con tutti i suoi elementi dalle presenze archeologiche alle bellezze naturali e alle attività offerte ai visitatori; la memoria che gli abitanti hanno del Lago, lasciando spazio all’immaginario e alle sensazioni offerte da questo luogo, e il futuro che si immagina per lo sviluppo sostenibile della Val del Lago. All’interno di questo progetto ha trovato spazio anche la realizzazione di un laboratorio di progettazione e costruzione di un’imbarcazione tipica del Lago, chiamato “Cantiere del Paesaggio”. L’idea era quella di riportare in vita tradizioni locali che con il tempo sono andate perdute in particolare legate all’utilizzo del paesaggio.
Le illustrazioni sulla mappa, opera di Saul Darù, riassumono e localizzano le informazioni raccolte, mentre l’opuscolo che accompagna l’elaborato cartografico ha permesso ai curatori di ricostruire il “percorso” per disegnare la mappa di comunità che riporta le proposte per una valorizzazione delle risorse disponibili, in termini di salvaguardia ambientale e paesaggistica, fruibilità turistica e iniziativa economica privata. 

Chi ha collaborato alla realizzazione della barca tipica del lago, attualmente visibile presso il Centro visite del Parco botanico di Interneppo, ha proposto il varo dell’imbarcazione e quindi alla presenza del maestro d’ascia che ha realizzato l’imbarcazione, Maurizio Agabitini di Venezia, e con la benedizione del parroco di Interneppo ed Alesso, Don Giulio Ziraldo, il sabato successivo, 31 ottobre 2015, alle ore 15,00, presso il Centro visite di Interneppo verrà messa in acqua l’imbarcazione.

domenica 25 ottobre 2015

Anche Bordano dice no allo Statuto dell'UTI del Gemonese

Uti: Comuni divisi e Montenars propone la fusione con Gemona


Uti del Gemonese, è tre contro tre! I sei Comuni che dovranno andare a formare la futura Uti Alto Friuli si sono espressi sullo statuto del nuovo ente: dopo il voto contrario di Gemona e quello positivo di Trasaghis, Venzone e Artegna, negli ultimi giorni anche i consigli comunali di Montenars e Bordano hanno detto il loro no.
In particolare, a Montenars, dove si è votato a maggioranza con l’astensione della minoranza, si fa avanti la proposta della fusione con Gemona. «È qualcosa - chiarisce il sindaco Claudio Sandruvi - che voglio affrontare con i consiglieri comunali e con la gente di Montenars. Sappiamo tutti che un Comune piccolo come il nostro fa fatica a stare in piedi da solo e ormai sono già dieci anni che collaboriamo in modo proficuo con Gemona. Credo sia un ragionamento da fare».
A Bordano, invece, il voto è stato della sola maggioranza guidata dal sindaco Gian Luigi Colomba, poiché il gruppo di minoranza non si è presentata in aula. «Devono essere allergici all’Uti - ha commentato il primo cittadino -, perché anche quando votammo la richiesta alla Regione di far parte dell’Uti collinare non si presentarono. Fatto sta che la loro assenza non ha permesso di avere un voto unanime, visto che nel comunicato che hanno fatto pervenire si dichiaravano pure loro contrari all’Uti. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo votato contro perché, viste le contrapposizioni che si stanno creando tra i vari Comuni, non ci sembra il caso di far partire un’unione se non vi è collaborazione fra sindaci». (p.c.)

sabato 24 ottobre 2015

Il tempo del silenzio e delle lacrime (II)

L’abbraccio di Trasaghis al piccolo Pier morto a 7 anni: «Il tuo banco non resterà mai vuoto»

Alesso, folla ai funerali del bimbo. I compagni di scuola lo salutano con fiori e palloncini
TRASAGHIS. Pier ha raggiunto il cielo percorrendo il sentiero più dolce e sicuro del mondo. È il sentiero che sale dal cuore della sua gente, che venerdì ha voluto esserci tutta per dare l’ultimo saluto - nella chiesa di Alesso - a Pier Della Pietra, il bambino di 7 anni venuto a mancare a causa di un terribile male che lo aveva colpito un anno fa.
La gente di Trasaghis e dei dintorni ha voluto stringersi forte accanto alla mamma Cinzia e ai fratelli Samuel e Tiziana e lo ha fatto non solo con la sua presenza numerosa, ma anche con il suo messaggio più forte: il silenzio. Ieri, c’era il silenzio ad Alesso, un silenzio fatto di rispetto, di solidarietà, di vicinanza.
Era nelle serrande abbassate dei negozi, era nelle auto parcheggiate ordinatamente in tutto il paese, si respirava fra le vie. Quel silenzio era ancora più forte a Somp Vila, in quella piazzetta che fa da anfiteatro di fronte ai gradini della chiesa. C’era tutto il paese lì, in silenzio.
E in silenzio sono arrivati in corteo i compagni di scuola di Pier, ognuno con un fiore bianco in mano per lui. E per lui anche i palloncini rossi, che al termine della celebrazione sono stati lasciati volare in cielo.
«Tutta la comunità - ha detto don Alan all’omelia - è avvolta in quel silenzio profondo, che dice più di mille parole. È un gesto di solidarietà, ma anche d’amore. Questo silenzio è la preghiera più grande». La scomparsa di Pier ha lasciato tutti senza parole e forse per il modo improvviso in cui è avvenuta, senza neanche il tempo di chiedersi perché, ma con la consapevolezza di voler essere presenti riaffermando un concetto di comunità che a volte pare sfumato.
«Pier, eri un grande amico - ha letto un bambino verso la fine della cerimonia -, ti piaceva giocare a nascondino e a guardie e ladri. A te stare a scuola piaceva e noi ti ricorderemo per il tuo impegno. Il tuo banco non resterà mai vuoto: ogni giorno ognuno di noi lo occuperà per farci sentire vicino a te. Ora, stai con il tuo papà e questo ci rende meno tristi».
Lacrime che scendevano in chiesa, anche a sentire

venerdì 23 ottobre 2015

Un appello per la strada da Pusea a Cjavaç

L'ultimo numero della "Vita Cattolica" dedica un ampio servizio al problema della strada da Pusea a Cjavaç, un tracciato antico, inserito anche nel "Cammino delle Pievi", che non versa in buone condizioni. Il Blog si è occupato più volte dell'argomento; ora il qualificato intervento sulla stampa, che ha riflessi su scala regionale potrebbe forse "smuovere" qualche importante pedina.
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Appello per la Pusea-Verzegnis

UNA STRADA STERRATA riscoperta grazie al «Cammino delle pievi». Forse il suo tratto meno agevole, ma non per questo meno frequentato. La strada in questione è quella che collega Pusea a Verzegnis, divenuta parte integrante della quarta tappa (in tutto sono 20) proposta dal percorso santo – progetto ideato 5 anni fa dall’Arciconfraternita Pieres Vives di San Pietro in Carnia, con il pieno appoggio dell’Arcidiocesi di Udine –, che collega Cesclàns alla Pieve di San Martino di Villa di Verzegnis. «Si tratta di una vecchia via, costruita per impiegare gli emigranti che, nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, erano rientrati in paese – spiega Remo Brunetti, di Cavazzo Carnico che da tempo si batte per il ripristino della strada –; è stata poi completata dal Regio Esercito e per anni è stata la via di collegamento più breve tra Cavazzo e Verzegnis».
Ora la vecchia via – in particolare il segmento che da Val di Cavazzo porta a Pusea di Verzegnis –, nonostante un’opera di ripristino effettuata dalla Comunità montana della Carnia nel 2004 (in collaborazione con le due Amministrazioni comunali), è in pessimo stato – a causa delle intemperie e della scarsa  manutenzione – e il ponte di legno crollato che, stando al progetto, avrebbe dovuto essere rifatto in ferro, ancora non è stato ricostruito.
Risultato: «Chi la percorre – compresi i pellegrini del “Cammino delle pievi” –, una volta giunto al
punto dell’interruzione, è costretto a scendere e risalire per un sentiero piuttosto scosceso, franoso e insicuro, per poi raggiungere di nuovo la strada», illustra Brunetti. Insomma, per un tratto si deve attraversare il greto del rio Faéit, per fortuna quasi sempre in secca.
Da qui, dunque, l’appello di Brunetti alla Comunità Montana della Carnia oltre che alle due Amministrazioni comunali sul cui territorio si dirama la strada. «A breve – afferma – saranno riaperti i bandi europei per la richiesta di finanziamenti. Mi auguro che i due Comuni, insieme all’ente montano, mettano nelle loro rispettive agende anche la sistemazione di questo percorso, così importante non solo per chi abita in queste zone, ma anche per i pellegrini e i turisti che decidono di percorrere la quarta tappa del “Cammino delle pievi”».
E aggiunge: «È stata per anni la via più breve tra Verzegnis e Cavazzo, molto frequentata da chi andava a lavorare nei boschi o anche solo per delle magnifiche passeggiate. Peccato non poterla utilizzare!».
MONIKA PASCOLO

(La Vita Cattolica, 22 ottobre 2015)


giovedì 22 ottobre 2015

Il tempo del silenzio e delle lacrime

Addio a Pier, bimbo di 7 anni che aveva perso il papà un anno fa

da http://www.direttanews.it/ - giovedì, 22 ottobre 2015

Pier 7 anni tumore
Pier, il bimbo di 7 anni morto per un male incurabile (Web)

Sembra incredibile, ma la sfortuna si è davvero accanita su questa famiglia di Trasaghis, in provincia di Udine. Quindici mesi fa Robert, un uomo di 55 anni, muore dopo un grave incidente stradale. Lascia una famiglia stupenda composta dalla moglie Cinzia e dai tre figli. Tra loro c’è Pier che solo pochi mesi dopo quella tragedia che ha stravolto il mondo nel quale viveva la sua tranquilla esistenza di bimbo inizia ad avere un problema ad un occhio. Dopo qualche esame medico di approfondimento l’inattesa e tremenda notizia: il bambino ha un tumore. Da subito viene seguito dai medici del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, ma la sua malattia appare da subito come una sentenza senza possibilità di appello. L’affetto di sua mamma Cinzia, una donna che deve avere una forza incredibile, lo circonda in ogni istante, così come quello dei nonni Doriano e Carla, del fratello e della sorella.
Oggi la sua battaglia così come la sua giovanissima vita sono finite. Ogni speranza si è spenta, ma la luce dei suoi occhi sempre viva e accesa anche nei momenti più duri non se ne andrà mai. Così come in tutti quelli che lo hanno conosciuto rimarrà per sempre il suo sorriso. Rimarrà anche la rabbia per un destino che si è accanito su una famiglia distrutta che avrà bisogno del supporto e dell’amore di tutti per riprendersi da quanto accaduto.
                                                                                                       F.B.
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"Il dolore di una famiglia è oggi il dolore di un'intera comunità. Ciao piccolo angelo."
                                                                                                       A.R.


mercoledì 21 ottobre 2015

Le UTI e il Gemonese, alla radice della questione

L'articolo di ieri sulla "questione UTI", rivolta in particolare allo stato della costituzione dell'Unione Territoriale Intercomunale dell'Alto Friuli, ha raccolto sulla pagina facebook diversi articolati commenti, che vengono riproposti anche sul Blog, per i lettori che non seguono il social. Si tratta di contributi che provengono da chi ha espresso un parere negativo sull'attuale formulazione delle UTI: le motivazioni di tale scelta vengono formulate in maniera dettagliata. Grazie agli intervenuti e ... continuate a esporre i vostri pareri su un argomento probabilmente non dibattuto sinora a sufficienza. (A&D)
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                                                            Luigino Ingrassi - Vicesindaco di Forgaria


UTI: il perché di un no. Mi preme sottolineare alcuni aspetti per chiarire meglio la mia contrarietà a questa riforma.

Il primo riguarda il metodo con il quale e' stata propugnata: un vero e proprio attacco alla democrazia, esemplificato dall' invio d
ei commissari nei territori "ribelli", dall'assenza di rappresentatività delle minoranze consiliari, dall' obbligatorietà delle unioni.

Il secondo concerne l' operatività delle future UTI, sulle quali nutro più di qualche dubbio: riusciranno gli amministratori delle UTI a rappresentare gli interessi delle varie Comunità con l' impegno e la dedizione di un amministratore comunale per il proprio territorio? Come riuscirà un Sindaco a "fare il Sindaco" se sarà impegnato in infinite riunioni a livello di UTI, sub-ambiti, distretti socio-assistenziali?
Quali saranno i tempi per prendere le decisioni?

Il terzo aspetto concerne la standardizzazione delle esigenze: come si può pensare che le esigenze di Flaibano e quelle di Forgaria siano le stesse? Eppure la futura UTI dovrà trovare una sintesi, necessariamente insoddisfacente per entrambi.

Tra i vantaggi, evidenziati nel corso di vari interventi e dibattiti, si e' sottolineato che si potrà avere una più efficiente organizzazione amministrativa, con conseguente maggiore innovazione, migliore formazione e specializzazione del personale, anche rispetto all' utilizzo delle nuove tecnologie. Ma questo significa che al momento la formazione del personale, l' informatizzazione e l' innovazione sono fermi? 

Sono convinto che, inoltre, prima di mettere in piedi nuovi organismi, in parte sovrapposti agli esistenti (come nel caso della funzione sociale e socio-assistenziale), sarebbe stato necessario redigere un piano industriale che evidenziasse le previsioni, in termini di tempi e di costi, per i primi anni di attuazione e la tempistica per andare "a regime".

Una buona strada per la riforma, diversamente da quanto e' accaduto, poteva prendere le mosse dalla legge regionale 1/2006 (legge IACOP), che poggiava su una base volontaristica per le associazioni e le fusioni e conteneva già il disegno di aree vaste (gli Aster) cui delegare parte della pianificazione e programmazione strategica.


                                                             Roberto Revelant - Consigliere regionale


Con l'elezione diretta del sindaco prima, e le UTI ora, qualcuno mi dovrà spiegare a cosa serve non solo il consiglio comunale, ma anche la giunta.
L'inarrestabile decadimento della classe politica non potrà che subire una ulteriore accelerazione.


                                                                  Pierluigi Molinaro - Sindaco di Forgaria


Molte problematiche su questa riforma sono già state esposte, io vorrei soffermarmi su alcuni aspetti cardine di tale percorso. Tutti affermano che tale riforma debba portare negli anni ad un risparmio , ma ad oggi non sono stai fati studi o non esistono piani finanziari che supportino tale principio, anzi , vengono elargiti euro 280mila ad ogni UTI per la fase di avvio ????? totale per 18 UTI oltre euro5mln, inoltre se nei primi tre anni non vengono raggiunti dei risparmi le UTI ed i comuni verranno penalizzati ????? un riforma senza studi che ne attestino ipotetici risparmi parte zoppa, senza contare nomina di direttori , pos.organizzative etc. una riforma per razionalizzare ???? dovrei capire la logica di razionalizzazione nei servizi ai cittadini, tenuto conto che oggi l'esistenza dei consigli comunali con i loro consiglieri e assessori permette di avere un livello adeguato di tali servizi che tali non ppotrebbero essere garantiti solamente del personale in servizio ( forse prima di tale riforma andava riforma il pubblico impiego ) ,dovrei capire la logica di adeguatezza ??? perchè in Fvg si costruiscono uti di 30000 abitanti in montagna e 50000 nel resto della Regione , poi di colpo nascono due uti senza rispettare tali limiti !!! ma oltretutto a livello nazionale la Legge Del Rio fa due passi indietro sia sull'obbligatorietà , sia sul limite demografico, ed invece in Friuli , che oltretutto è una regione particolare per aspetti culturali ,territoriali , tradizionali , tutto va bene . Altra considerazione , gli statuti vengono inviati ai rispettivi consigli comunali e se questi non li approvano o li modificano tali vengono commissariati !!!(siamo all'assurdo !! non abbiamo nemmeno più la libertà di pensiero in un consesso che ha costruito la storia della nostra regione ). Potrei continuare all'infinito portando altri esempi di una legge che disgrega e cancella le comunità ; il presidente UTI non sarà eletto dalla gente ma nominato da altri sindaci, il quale a sua volta nominerà un direttore ( incarico da oltre 100.000euro) e ufficio di presidenza, le minoranza non saranno rappresentate , quindi chi rappresenterà quei cittadini che nei rispettivi comuni deciderà di votare un altro candidato rispetto a quello che diventerà sindaco ? ho la sensazione che diventa più facile controllare 18 presidenti che 217 sindaci ed i loro territori !! inoltre come possiamo garantire un piano di sviluppo e manutenzione di quei territorio marginali rispetto ai centri più grandi , se all'interno dell'assemblea conteremo come il due di spade !! oggi ogni comunità grazie alla presenza di una struttura amministrativa ha costruito opportunità di sviluppo turistico ed economico , ha affrontato con responsabilità ogni problematica sociale, ha con entusiasmo scritto progetti culturali e infrastrutturali etc. Dobbiamo sgomberare quella diceria che i comuni piccoli e medi sono costosi ed inefficienti !!! bisogna cambiare certe regole burocratiche !! non cancellare i comuni !!! Potrei fare numerosi esempi di come la presenza dell'organo amministrativo ha permesso al mio comune di portare avanti alcuni progetti !!! potrei citare l'esempio del 1976 , potrei citare quello che oggi ognuno di noi fa ogni giorno ! Oggi però la moda ci porta a dire che chi si oppone ha paura del cambiamento , come ho già scritto dietro questo termine si cela la paura di assumersi la responsabilità di fare delle scelte forti , il cambiamento dev'essere in meglio non in peggio !!!! e lo dice un sindaco che nel 2018 finirà di fare il sindaco ( due mandati consecutivi come la legge Serracchiani ha scritto ), ma tal cùr simpri là me int e là me tiere !!! #ilmiofvg #noicicrediamo#FuarceeFriùl